XI
Il cantare di Madonna Elena si trova in due codici:
E.—Cod. Morenianu-Bigazzi CCXIII, c. 136 a [Di Madona Elena imperadrice], fin. e. 148 a [Finis]. Il titolo non è esatto, perché appartiene ad un altro celebre cantare di argomento religioso.
F.—Cod. CLX della Bibliot. comunale di Perugia (giá C. 43): Novela di Lena imperadrice—"Questo cod. ha parecchie lacune ed è scorrettissimo". Col sussidio dell'uno e dell'altro dei codd., il cantare fu pubblicato da Ottaviano Targioni-Tozzetti nel libretto Cantare | di | Madonna Elena | Imperatrice [per nozze Soria-Vitali], Livorno, 1880 (16°, di pp. 57) [T].
Il Targioni ebbe dal D'Ancona le copie del codice Perugino e del codice Moreniano, ch'egli definisce Pisano, perché allora era in proprietá di un prete del contado di Pisa. Il cod. E, scritto a Pisa, reca molte grafie pisane, "pulsella", "fattesse" ecc, le quali non furono eliminate tutte dal Targioni; io ho tolte anche le poche che vi erano restate. Ometto l'apparato alle varianti, perché esso è stato dato nell'edizione del Targioni e la lezione scelta da lui nei casi dubbi è sempre la piú giudiziosa e aggraziata.
In qualche luogo mi sono scostato dall'edizione T, sia per rendere al verso la giusta misura, sia per schiarire il senso, che era evidentemente oscurato e arruffato dai copisti:
III, 7 EF e disse: Arnaldo grossa son. T corregge: "Arnal". "Questi scorciamenti non sono insoliti ai cantori popolari". Mi pare che d'un cosí strano scorciamento non vi sia bisogno, perché per dare la misura al v. basta togliere l'"e" iniziale
VII, 4 a[d]
XIV I codd. sono molto discordi:
F
Quivi avea giente di molti coluri di strane parti e de lontan paesi e de liali e de li tradituri e de li avari e anche de li cortisi. Appresentò lo vin li servituri e si fu dato bere al re Alvisi e lo ne bevé a tutta sua volontade, poi porse la coppa a Urgier lo podestade.