II.

Le scale ascesi e penetrai le stanze

Che gran tempo di passi e voci umane

Furon mute, e ove leggonsi le usanze

D'un'età spenta in quel che ne rimane.

Il padre mio che preferì altra sede,

Presso quel lago ch'ei descrisse in rima,

Là morir scelse, e non aveva prima

Più da molt'anni qui rimesso il piede.

O alti stipi addossati a la parete,

Seggioloni, erti letti e mense gravi,

O vecchi arredi a cui le meste o liete

Vicende e i sensi noti fur degli avi;

Io vi ammiro in silenzio, e quasi provo

Vergogna d'esser io vostro padrone,

Chè il serio aspetto vostro assai m'impone,

E pur meschino in faccia a voi mi trovo.