IV.

Ma forse in tutto nemmen questo è vero;

Nè certo or fa cent'anni i nostri vecchi

Si davano pensiero

D'argomenti parecchi,

Ch'oggi il cuore e la mente

Vanno struggendo a noi, povera gente!

Le manìe metafisiche discese

Anco non eran nell'Italia allora;

La scïenza politica, com'ora,

Non era ancor palese

A ciascheduno, fino al mio barbiere,

Cose che non parrebbe, e pur son vere.

Il sentimentalismo umanitario

(Ahimè, che versi scrivere mi tocca!)

Ch'oggi a tanti la penna empie e la bocca

Di sonante frasario

Non era noto allor... ma un tal soggetto

Mi guasta il verso e il sangue e però smetto.

Pur tinto è ognun di noi, qual più qual meno

Di questa lebbra, e come tutti io stesso;

Onde nel fior degli anni miei l'ameno

Tempo autunnale spesso

Vo' sprecando nell'egre ed affliggenti

Malinconie delle moderne menti.

Già non degli avi miei questo avvenia.

Oh dolci autunni antichi! Innanzi al giorno

Il mio buon nonno uscia

Di casa ed ascoltando in alto e intorno

Se di buona passata indizio c'era,

S'affrettava pel colle all'uccelliera.

Detta la messa che il nipote accorto

Serviagli, il prete (uno, anche due talora

Vestivano in mia casa i sacri panni;

Questo era l'uso allora:

L'ultimo io stesso lo conobbi; è morto

L'ottimo vecchio appunto or fa vent'anni;)

Detta dunque la messa, anch'egli il prete

Tosto accorreva col nipote allato

A veder se frattanto nella rete

Molti augelli avean dato.

Così in parte venia la mattinata

Lietamente impiegata.

Poi s'attendeva a por la copiosa

Vendemmia dentro i tini con saggezza,

O in acconcia maniera

Alla stura attendeasi, o ad altra cosa,

Ch'ora io dir non saprei con sicurezza,

Ma ch'util certo e dilettevol era.

Per tal guisa in tranquille opere oneste

Spendeano il giorno gli avi,

Nè lo studio era l'ultima tra queste,

E il libro non di sogni irriti o pravi

Suscitatore, alle solinghe e lente

Passeggiate compagno era sovente.

La serata oltremodo era gioconda:

Gli augelli il mattin presi, unti e arrostiti,

Eran su la rotonda

Polenta molle in lunghe e fitte schiere

Per la cena imbanditi,

E colmo del vin nuovo era il bicchiere.

Convenivan gli amici intorno all'otto.

Allora spesso il conversar festoso

Da scoppio fragoroso

Di risa era interrotto.

Ma in disparte raccolti, aspri, accigliati.

Giocavano al tresette i più attempati.

Si ballava talor, ma d'improvviso,

Senza apparato: i giovani eleganti

Meglio ne' modi assai che nel vestire;

Le donne adorne solo di sorriso,

Senza trine o brillanti;

E ognuno a mezzanotte era a dormire.