V.
Ahimè! da queste cose
Son trascorsi molt'anni:
Il padre mio gli affanni
Del viver suo nascose
In solitudin tetra,
Finchè sotto la pietra
D'un sepolcro si pose.
Da lunga età la stanza
De' gai ritrovi è muta,
Nè un passo più si muta
Nella sala ove usanza
Ebbero de' miei padri
Le spose i piè leggiadri
Movere in lieta danza.
E il tempo indarno sfida
Sul granaio il panciuto
Multicorde liuto,
Che ai balli un dì fu guida;
Or confortabilmente
Il topo sapïente
La prole sua v'annida.
De' topi indi la prole
Porta dall'istrumento
Che l'annidò il talento
Del danzatore, e suole
Laddove furo i gravi
Minuetti degli avi
Menar le sue carole.
Il vento spesso viene
Di musical romore
Ottimo esecutore,
E al ballo bordon tiene;
Da solo fa le veci
Non d'una, ma di dieci,
All'uopo, orchestre piene.
La canna del camino
Gli serve di trombone
Con che il basso compone,
E forma il vïolino
Fischiando agli usci fessi,
E tra i vetri sconnessi
Aprendosi il cammino.
Io che non là da presso
Dormo, ma il sonno ho lieve
Mi sveglio al suono in breve,
Benchè arrivi sommesso:
I vecchi ai noti lochi
Tornano ai balli e ai giuochi —
Penso allor fra me stesso.
— Certo nell'alta notte,
Alle lor feste i vecchi
Tornan che da parecchi
Anni furo interrotte: —
Accenti odo, segrete
Voci in sì gran quïete
Come non so prodotte.
Son l'avole amorose
Che lasciano i mariti
A bofonchiare uniti,
E il nipote bramose
Cercando van con orme
Furtive s'egli dorme
Nelle stanze più ascose.
Pendono sul mio letto
Spiando attente attente
Qual abbia se avvenente
O se illegiadro aspetto
Colui ch'unico resta
Di lor stirpe modesta,
Colui ch'è il lor diletto.
Cenno col dito fanno
Che ognuna zitta stia,
Che sturbato io non sia;
Così a mirar mi stanno;
Molte vorrian baciarmi,
Ma per non isvegliarmi
Quel piacer non si danno.
Mi guardo io ben d'aprire
Gli occhi. Le care donne,
Le mie povere nonne
Non san che di dormire
Solo per arte io fingo,
Ch'io veglio e gli occhi stringo
Per non farle fuggire.