Un giunge in casa de la sua Signora,
Et giunto à pena, vien via la massara
Pe i soldi, pel savon; poi esce fuora
La madre, che par proprio il cento para;
E tanto soia te la traditora,
Ch'uscir bisogna di natura avara.
Eccoti adosso al fin la Diva corsa,
Che bascia te, per basciar poi la borsa.
Cuor mio, pare mio, vecchietto mio,
Se mi vuoi ben, comprami trenta braccia
Di raso, o d'ormesin, c'hoggi 'l vogli' io.
Ti bascia gliocchi, la bocca e la faccia,
Tal che vi scapperia Domenedio;
Ne giova à te che tu 'l cattivo faccia,
Perche 'l cotal, che ti si rizza, vole
Che le paghi co i fatti le parole.
Et mentre ti svaleggia e à sacco mette:
Vien (dice) à dormir meco, e verrai presto;
Et per la propria sera ti promette;
Et tu, coglion, corri à mandarle il cesto.
Compri in persona mille novellette,
Che ti par che 'l tuo honor ricchieda questo,
Et quel c'hai tu comprato, un'altro cena:
Tu stai di fuor, rodendo la catena.
Spassegiato quattr'hore pien di stizza,
Tosto corri à vestirti à la foresta.
Esci di casa, et vuoi la slandra chizza
Scannar, brusciar, con ira et con tempesta.
Intanto il tabernacol ti si rizza,
Et à subbiar torni, et fai la voce mesta.
La massara al balcon dice: Messere,
State un poco, e lasciatevi vedere.
In questo mezzo il martel, che lavora,
T'apre la borsa, et volano i presenti,
E al fin resti à dormir con la Signora,
Che ti squinterna mille sacramenti
Che non puote cenar con teco allhora;
Et tu dici fra te: Porca, tu menti.
Se Christo vuol ch'io mi snamori mai,
Com'un'huom s'assassina vederai.
La mattina ti lievi et mandi il fante
Per la tua vesta, et lasci in casa à lei
Da stravestir i drappi, e la furfante
Rubba ogni cosa con mani e co i piei.
Mandi per essi, et datti lunghe tante,
Che bestemiando e ringratiando i Dei,
È forza che mai piu non glie le chieggia,
Ma che de gli altri ti faccia et proveggia.
Una scuffia che lasci de la notte
Piu non si vede et piu non si ritrova.
Una camiscia tua de le piu rotte
Ti toglie, come fusse bella e nova.
Et per Dio! che ne i boschi et ne le grotte
Dove che i malandrin fanno lor prova,
Con l'oro in man con piu sicurta vassi,
Che fra queste puttane, ohime! non fassi.
Al fin gliarlassi et i danar mancati,
Et il tempo perduto e 'l dishonore,
E 'l viver sempre mai da disperati,
La ragion, l'ira, e 'l dispetto, e 'l dolore,
Con quel rancor che si sfratano i frati,
Esci di man del vil asino Amore,
Et la mente spezzata fatta sana,
Corri à furor contra la tua puttana.
Le togli cariuol, casse, e spalliere,
Perche le comperaro i tuoi danari.
Le sfreggi 'l volto bene et volentiere,
E 'l trentun le fai dar fin da i beccari,
Con bastonate et staffilate fiere,
A manu propria da i fachin preclari,
À le massare, à la ruffiana madre,
Con rise al cielo spensierate e ladre.
Cose ordinarie son le romancine.
Cosi le porte tutte impegolate.
Le vostre benemerite ruine
Son gliamici perduti, o sciagurate
O poverette, o mendiche, o meschine,
O ladre, o brutte, o ghiotte, o scelerate;
Credete hor al Venier: mutate vita,
Se non il ponte à star seco v'invita.