LA

ZAFFETTA

Poich'ogni bestia in volgare e in latino,
Con giuditio di pecora ignorante,
Ciancia che il famosissimo Aretino
Habbi composta la Puttana Errante,
Per mentirli dov'entra il pane e 'l vino,
E per chiarir che un furfante è furfante,
Vengo a cantar si come la Zaffetta
Ne l'utriusque in Chioggia hebbe la stretta.

Che bisogna stupir, ò goffi, s'io
Hò in un tratto lo stil fatto famoso?
Un Aretin, mezz'huomo e mezzo Dio,
Mi presta il favor suo miracoloso.
Chi vuol in ciel balzar per chiamar Clio,
Vuol guarir in un dì dal mal francioso.
Invochi l'Aretin, vero profeta,
Chi si vuol far, come son io, poeta.

Non v'arrossite, bufalacci buoi,
A dir che il mastro di color che sanno,
Spenda a mio nome gl'alti studij suoi,
Come i pedanti a suoi scolari fanno?
Può far San Pier che non vi sia fra voi
Plebei tanto d'ingegno col malanno,
Che discerna l'urina da l'inchiostro,
E 'l priapesco uccel dal pater nostro?

Se l'Aretin la mia Puttana havesse
Composto, come dite, babuassi,
Credete voi ch'altro suon non tenesse,
Altri soprani et altri contrabassi?
Le rime sue parrebbono papesse,
Et i suoi versi parrebbon papassi;
E poi Pietro, al mio dir ferma colonna,
Mai non hà visto camiscia di donna.

Ma dir potrete: Ei t'ha fors'aiutato
A finir l'opra, acciò riesca eterna.
Dico di nò, perch'io non son sfacciato,
Com'è il ladron prosuntuoso Berna,
Che per haver l'Orlando sconcacato
Con rimaccie da banche e da taverna,
Il nome suo c'hà scarpellato sopra,
Come se del furfante fusse l'opra.

Ma torniam'a l'Errante e a le cicale,
Che in giudicar si menano l'agresto,
Et hanno nel cervello manco sale
Che non hà d'un infermo il pollo pesto
Io l'ho fatt'io col proprio naturale,
Et acciò vi chiarite presto presto,
Non havendo per hor'altra facenda,
De la Zaffetta canto la leggenda.

Per due raggion, Zaffetta, in stil divino
Vengo a cantar l'historia de' tuoi fatti:
Una per dimostrar che l'Aretino
I versi de l'Errante non m'hà fatti;
L'altra, che in far piacer son si latino,
Ch'è forza contentar parecchi matti,
Che m'astringono a dire in nova foggia
Di quel Trent'un che ti fu fatto in Chioggia.

Dio sà, Signora, se mi dolse e duole
Il Trent'un vostro, perche v'amo e adoro.
Ma chi manca a gl'amici di parole,
Manco gli prestaria gli scudi d'oro.
Voi pur sapete s'un chiavar vi vuole,
Ch'ei pur vi chiava e nel fesso e nel foro.
Dunque che poss'io far, se vuole ogn'uno
Ch'io canti la novella del Trent'uno?