Angela mia, dovete ben sapere
Ch'ogni Diva hà il Trent'un el mal francese,
O tardi, o presto, ad ogni modo havere,
Che 'l veggia el sappia ogn'un chiaro e palese.
Circa al Trent'un, con poco dispiacere
Sete uscita d'affanni a vostre spese.
Hor venghin via le bolle, accioche vuoi
Non stiate più in pensier, co i fatti suoi.
Ecco, Signora Angela Zaffa, in tanto
Che 'l mal francese occulto scoprirete,
Di voi il Trent'un, qual Vangelista, canto;
E s'io punt'erro, mi correggerete,
Perche il fatto v'è noto tutto quanto;
E meglio tutto a mente lo sapete,
Che non sà la Zaffetta, al Trent'un corsa,
Cavar l'anima el cuore d'ogni borsa.
Puttane infami, che tanto sdegnate
Tener un gentil'huom per vostro amante,
D'un gentil'huomo un arlasso ascoltate
Fatto da una gentil porca galante,
Ch'hà privilegio fra le nominate,
Qual fra le vacche la Puttana Errante;
E finir senza dubio vi prometto,
Come ch'io hò, quel ch'hò da dirvi, detto.
Signor, sono in Venetia, gratia Dei,
Tre legioni o quattro di puttane,
Ruina de' patritij e de' plebei,
Parte in gran case, parte in carampane;
Ma fra tante migliaia un cinque o sei,
A forza di belletti e d'ambracane,
Cuopronsi sua bruttezza stomacosa,
Che le poltrone paion qualche cosa.
Fra queste poche ce n'è una sola
Che tiensi prima in la fottuta setta.
Non è la Grifa, non è la Bigola,
Che le parole profuma e belletta.
Aiutatemi a scioglier la parola;
Hà la sua altezza nome la Zaffetta,
Che si tien nata di sangue reale,
Poiche patrigno l'hà Borrin bestiale.
Conta talhor la sua genealogia,
E fassi figlia del Procuratore
Da cà Grimani, ch'a sua madre ria
Già fece a che l'è dentro, a che l'è fuore.
Ma vienmi humore ne la fantasia
Di cantar puntualmente in bel tenore
Il suo gran grado in omnibus, e come
S'hà guadagnato il puttanesco nome.
Nol vuò dir nò, perche de le puttane
Sempre giostran dal par, principio e fine.
Cominciano a ingrandirsi con un pane,
E con un pan finiscon le meschine.
Basta che la Zaffetta è in ambracane,
In seta e in or, con pompe alte e divine,
Non già per sua virtù, bellezza o gratia,
Ch'ella nascendo nacque in la disgratia.
Il caso del suo grande et alto stato,
Che i nostri gentil'huomini ogn'hor soia,
D'una tal sorte di corrivi è nato,
Che per morbezza, per gara e per foia,
Cercando hor l'uno, hor l'altro scioperato,
Con quest'Arpia, ch'a chi più l'ama annoia,
Gl'han dato senza merito e diletto
L'anima e i soldi, a lor marcio dispetto.
Perdonatemi, giovani; l'amore
Ch'io vi porto fa dirmi ciò ch'io dico.
Sapete ben che vi son servitore,
Non pur compagno, fratello et amico.
Poi ne la lingua io hò quel c'hò nel core;
L'hò detto, et hor di nuovo lo ridico:
Le vostre gare, e non gratia o bellezza,
Hanvi abbassati, e lei posta in altezza.
Hora ch'accade? la Zaffetta Diva,
Diciam bella, gratiosa e virtuosa,
Poich'ella del cervello e danar priva
Ciascun con la sua faccia artificiosa,
Fra l'incazzita sua gran comitiva,
Havea un amante, ch'è si gentil cosa,
Pieno di gentilezza e cortesia;
E se non fusse il ver, non lo diria.