Il gentil'huomo, che prodigo amante
S'era fatto di lei, per sorte rea,
Le stava sempre servitore innante,
Com'ella fusse non Zaffa, ma Dea.
Si che pensi ciascun se la furfante
Honestamente rubbava e chiedea.
Per Dio, ch'han più discrete e honeste mani
Cingari, marioi, giudei, marani.

Gran cosa è a dir che l'avaritia stringa
Una puttana si che un soldo, un bezzo,
Un guanto vecchio et un puntal di stringa,
E s'altra cosa c'è di minor prezzo,
Con parlar che tradisce, ti lusinga,
Ti rubba sempre, et hà talmente avvezzo
L'appettito al rapir, che nel bordello,
Ov'esse son, hor mandan questo, hor quello.

Il giovane gentil, che forte amava,
Pur che trovasse fede in la Zaffetta,
Lo spender da par suo meno curava,
Che un cavalier di correr la staffetta.
Ma non stè molto questa Zaffa brava,
Che un arlasso gli fè, come la setta
De le sporche poltrone ogn'hor far suole
A chi più dalle, a chi più ben le vuole.

Ogni cosa si può facil soffrire,
E servitù e danari non son niente.
Ma questo puttanesco, empio tradire,
È quel ch'uccide l'amorosa gente.
Credi sta notte con la Dea dormire,
E trovi un altro tuo luogotenente.
Brava e frappa a tua posta, ammazza e squarta,
Che a coda ritta è forza che ti parta.

Non fè il giovin gentil frappe o rumori,
Al corpo, al sangue, vacca, slandra, ladra,
Ne con spada o baston sfogò gl'amori,
Anzi doppo l'arlasso in mente quadra
Di vendicarsi, onde doppiò i favori
A la Signora, e dandole la quadra,
Più che mai la presenta e la corteggia,
Acciò che 'l suo pensier dentro non veggia.

Passati alquanti dì, comincia a dire
Il gentil'huom: Quando vogliam, Signora,
A Malamacco per solazzo gire,
Poiche d'andar a spasso hormai vien l'hora?
Con puttanesco e temerario ardire
Rispose la Signora Angela allora:
Al piacer vostro, tutta allegra e altiera,
Ma che torniamo a Venetia la sera.

Per l'ordin dar non fu zoppo ne tardo
L'amante da l'infame assassinato;
Ma con un dolce e piacevol riguardo
Doi gioven gentil'huomini hà chiamato:
Un manda a Chioggia, che la cena al tardo
In punto metta; e l'altro, spensierato,
Buon compagno al possibil e da bene,
Seco per gir con la Signora tiene.

Poiche quel giorno e l'hora e 'l punto venne
Che far le nozze dovea la novizza,
Preparossi una gondola solenne,
Che in due vuogate mezzo miglio sguizza;
La qual'a Malamacco il camin tenne,
Portando allegra l'Angelica chizza,
Che fea col suo moroso un gran contrasto,
Per voler gir, come sposa, sul trasto.

Come fu giunta questa meritrice
A Malamocco con riputatione,
Vezzosamente soghignando dice:
Evvi, ben mio, da far colatione?
E vedendo fumante una pernice,
Quella grappò con farne un sol boccone,
E in men che non si dice Ave Maria,
Tracannò gotti sei di malvasia.

Buon prò, Madonna, dice la brigata;
Et ella ride e l'amorosi soia,
E con quella sua gratia disgratiata,
Pettegolando sempre in bocca moia,
E a questo e a quel'hà la barba tirata,
Per favorirli, e con spiacevol noia
Conta le sue grandezze, e narra come
Di Zaffetta acquistò con l'opre il nome.