E facendole buon ciò ch'ella parla,
In gondola tornò la compagnia.
La cicalaccia riscaldata ciarla
Pur de le sue grandezze tuttavia.
In tanto a Chioggia cominciò avviarla
La barca instrutta in quel ch'a far havia.
Ell'attende al suo dir, che vuol trovare,
Fra doi giorni, una casa da suo pare.

Voglio, dicea la gloriosa alfana,
Che voi morosi mi facciati havere
Per sempre a fitto la cà Loredana,
Se non mi morirò di dispiacere.
Poi cominciò a cantar' una pavana,
Che già la casa parle di godere.
Vuol comprare spalliere e razzi eletti;
Vuol far di seta e d'or cinque o sei letti.

Poi entra a dir di certi cavedoni,
O capo fuochi, che dica il Petrarca.
Gli vuol d'argento, che sian belli e buoni.
Vuol sei massare, un ragazzo, una barca.
Vuol di contado le sue provisioni,
Sempre in caneva vin, farina in l'arca,
E al fin vuol tante cose la Borrina,
Che non n'hebbe mai tante una Regina.

Con questi suoi giardin, fatti a sua foggia,
Confirmati dal suo sagace amante,
Si ritrovò sua maiestade in Chioggia,
E sbigottì quando gl'apparse innante,
Dicendo: Mia persona non alloggia
Sta sera quì: và, barcaruolo, avante;
Gira, poltron, diss'ella; e piange e arrabbia,
Ma patienza al fin forz'è ch'ell'habbia.

Anima mia, speranza, figlia mia,
Caro sangue, ben mio, dolce mia vita,
Diceva il suo moroso in voce pia,
Da me non fate sta sera partita,
Acciò tutto, Angioletta, io vostro sia.
Con voi la robba mia non è partita.
Chiedete pur, non habbiate vergogna,
Che chi per voi brama di far non sogna.

Non potè allor tenersi la puttana
Di non ghignar, se ben havea cordoglio,
Quando sentì l'oblation che spiana
Di dare il tutto, e dice: Quest'io voglio:
Di restagno e velluto una sottana,
Di quelle che alle feste portar soglio.
Voglio una scuffia d'oro, e vuò domane
I vostri Pater nostri d'ambracane.

La sottana, la scuffia, i Pater nostri,
L'Ave Marie, i Salmi e l'Orationi
Haverete, pur ch'hora mi si mostri
Il vostro cuor privo d'afflittioni,
Rispose il gentil'huom: non de' par vostri
Amorosi di fava, arcicoglioni,
Che de le puttanaccie sopportate
Con mille villanie le bastonate.

Hor ella smonta, e non s'accorge havere
Dietro una barca, di fottenti piena.
Corse la turba in furia per vedere
La famosa Zaffetta d'humor piena,
Che adosso porta un mezzo profumiere.
Parla da ninfa, el passo muove appena.
Hora su questo, hora su quel s'appoggia,
E vuol parer l'Imperatrice a Chioggia.

Il suo moroso, che se n'avvedea,
Per farla andar più di se stessa altiera,
Con voce di stupor pian le dicea:
Voi sete di bellezza una lumiera.
Hor fuss'ella pur quì Venere Dea,
Che il mondo vederia ch'hà miglior ciera;
Poi soggiunge: Madonna, un de vostr'atti
Questi Chioggioti hormai fa venir matti.

Con queste soie e berte profumate,
Entrano i socij, con sua Signoria,
Dov'eran le vivande apparecchiate,
Come a gran gentil'huom si convenia;
Et havendosi ogn'un le man lavate,
A cena se n'entrò la compagnia,
Et in capo di tavola s'assetta
La puttana Illustrissima Zaffetta.