Silentio a mensa, quando l'odor vola
De gl'arrosti per tutto; ella si tace.
Con piene mani, piena bocca e gola
Sol dice: Questo è buon, questo mi piace;
E chi l'havesse chiesto una parola,
Non era per haver seco mai pace.
Mangia e bee senza freno, anzi divora;
Buon fu per me, ch'era a Venetia allora.

Venner l'ostriche al fin, che tante e tante
Ne tranguggiò su' altezza, che ciascuno
Gridò misericordia: ella d'avante
Le scorze have, ch'aprì tutto il comuno.
Ma che ciancie cont'io? Il suo largo amante,
Ch'hà tramato l'istoria del Trent'uno,
Piglia per man la Diva per diletto
Dicendo: Sangue mio, ch'andiamo in letto?

Andiam, rispose, con un'occhio chiuso
E l'altro aperto, l'Angiola assassina,
Ch'addormentata nel letto andò giuso,
Non sapendo s'ell'è sera o mattina.
Quel giovane gentil, che non er'uso
D'esser soià cosi da una facchina,
Anch'egli in un balen fessi spogliare,
Che vendicar si vuol, non vuol chiavare.

Pur trovandosi ritta la ventura,
Disse il Boccaccio, sendo buon fottente,
Havendol'ella volto per sciagura
Il volto del seder solennemente,
Ruppe due lancie, ciascuna più dura,
Poi al suo d'innanzi più che mai valente
Per dispreggio di lei venne a la colta,
E le fè quel serviggio un'altra volta.

Quella musica dolce in tuono grave,
In tenore, in soprano e in contra basso,
Che gl'havea messo di dietro la chiave
Nel suo B molle accettò per ispasso
Scacciato il sonno da la Signor'have,
Per cui sentia tutto il suo corpo lasso,
E rivolta a l'amico disse: Dammi,
Speranza, un bacio, e quella cosa fammi.

Ei, ch'hà presa la volpe et homai vuole
De le malitie sue punirla presto,
Rispose: Il corpo mi s'è mosso e duole,
Anima mia, hor che vorà dir questo?
Del letto uscì, e senza più parole
Il lume piglia, e và ratto, e par mesto.
Come la turba, che l'aspetta, il vide,
Dal gran diletto ismascellando ride.

Doppo le risa, si conchiude ch'uno
Gentil giovane vada a cominciare
Il meritato honorevol Trent'uno,
Col qual s'hà la Zaffetta a degradare.
Hora il buon socio senza indugio alcuno
In camer'entra, e cominciò a cantare
Col cazzo sodo in man et in un punto
Questa canzone allegro incontra appunto:

La vedovella, quando dorme sola,
Lamentasi di me, non hà raggione…
Quand'odo il suono d'una tal parola
La traditrice di tante persone,
Che più fuggir non può, s'ella non vola,
Ne capelli e ne gl'occhi le man pone,
Che ben s'accorge che 'l Trent'un vien via,
Per castigar la sua ribalderia.

Eccoti il socio, ch'hà in mano un ferale,
Che vuol veder pur la Zaffetta in viso;
Visto ch'ei l'hà, con bel parlar morale
Disse: Signora, io vengo a darvi aviso
Come sta notte un Trent'uno reale
Quel che v'adora vuol darvi improviso;
E prega, se non è qual meritate,
Che accettando il buon cuor li perdonate.

Quand'ella sente la festa annuntiarsi,
Al minacciar zaffesco a un tratto corre,
E vuol del sangue di colui satiarsi
Che la virginità l'ardiva torre.
Con puttanesco pianto a humiliarsi
Comincia poi, perch'è savia, e discorre
Che il gentil'huom secondo del Trent'uno
Chiavato hà dietro Borino et ogn'uno.