Ricòrdati, ricòrdati, anima,

il tempo, il luogo, il sogno ed il tremore.

Ricòrdati la rossa

tunica ch'io vestivo, il mattutino

cinguettìo de le rondini, il pallore

del cielo,

la voce di mia figlia nel giardino.

Ricòrdati, ricòrdati, anima:

—Mamma!... trillava la voce d'argento.

E come per malìa

tutti i mandorli e i peschi erano in fiore,

e tremavano i petali nel vento:

ricòrdati

com'io sentìi spuntarmi l'ali al cuore.

Tutto l'essere mio ne l'infinita

delizia era sommerso,

come àtomo nel sole, come fronda

sul ramo, e vita ne l'eterna vita:

non mai

letizia umana fu così profonda.

Ricòrdati, ricòrdati, anima,

di quell'ora perfetta e fuggitiva:

pei giorni che verranno,

per la noia, per l'ombra e per il male

che t'aspettano, oh, serba intatta e viva

l'imagine

di quell'ora che a te parve immortale.

Ricòrdati, ricòrdati, anima!...

Cadrà questo mio corpo esile in polve,

e in altre forme, in altre

vite tu passerai.—La creatura

ove, per il mister che il mondo avvolve,

o anima,

rivivrai come forza di Natura,

in un'ora d'aprile da un'ebrezza

di gioia sarà vinta,

senza saper perchè: dirà, tremando:

—Dove, come io provai questa dolcezza

un giorno?...

In qual giardino sconosciuto, e quando?...—

Ricòrdati, ricòrdati, anima!...

Il gaudio a lei verrà da la radice

de l'essere, ove freme

la memoria del senso.—E non saprà

in quell'unica e sacra ora felice,

o anima,

donde le venga la felicità!...

[pg!127]

[ACQUERELLO]

Gioca una schiera

di bambini sul prato.—È mite il giorno.

Piena di luce e di carezze, in torno

aleggia Primavera.

Ridono i cieli

e l'erbe nuove: senza fronde, pura,

biancheggia la virginea fioritura

de i mandorli e de i meli.

A le finestre

schiuse a la gioia de l'aria e del sole,

portano i venti olezzi di viole,

di timo e di ginestre.

Svolan canore

le rondini, che amor tutte conduce;

salutano coi freschi inni la luce,

il nido, il bimbo, il fiore.

E sono belli

i bimbi, e v'è fra lor la mia piccina

che, incerta ancor del passo, una manina

tende ai più grandicelli:

timidamente

coglie primule d'oro, e poi pispiglia;

e le brilla d'ingenua meraviglia

il bruno occhio ridente.

[pg!131]

[CANTILENA]

Dammi la piccola mano,

vieni con me tra le selve.

Per l'aria fragrante d'aromi

le bianche farfalle ti cercano.

Sei la sorella de i fiori,

de le libellule azzurre;

de l'erbe il sommesso linguaggio

comprendi, e rispondi cantando.

Sento un accordo sommesso

fra lo stormir de le foglie,

fra i brividi lunghi de l'acque,

o figlia, e il tuo gaio parlare.

Forse eri un giorno la felce

che a l'ombra folta verdeggia;

riscioglierai forse il tuo volo,

o allodola, un giorno, pei cieli.

[pg!135]

[L'ACQUAZZONE]

Si sciolsero le nubi, a l'improvviso:

piovve a dirotto.—Al limite del campo

vidi la bimba, fra uno scroscio e un lampo,

bello fra i ricci bruni il fresco viso.

Tesi le braccia; ed a traverso il nembo

la bimba accorse, fradicia e ridente,

e mi cadde sul cuore, e il suo fremente

piccolo corpo mi raccolsi in grembo....

.... Passano i giorni, passano—e si muore.

Ben altre furie di tempesta tu

affronterai—ma non ci sarà più

la tua mamma a raccoglierti sul cuore.