[SONETTO D'INVERNO]
Cade la neve a falde larghe e piane
da ore e ore, senza mutamento.
Non una voce, non un fil di vento,
non echi a le casupole montane.
Ne i boschi e su le immote alpi lontane
ogni soffio di vita sembra spento:
sotto il bianco lenzuolo è un sognar lento
di piante, d'erbe e di tristezze umane.
Qui, nel camino, ardon le fiamme a spire:
tu mi sorridi: io penso, amico mio,
che dolcezza ha in quest'ora il nostro nido.
Cerco il tuo labbro che non sa mentire,
mi stringo al cor che non conosce oblìo,
m'abbandono tremante al petto fido.
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[PRIMULE]
Sbocciano al tenue sole
di marzo ed al tepor de' primi venti,
folte, a mazzi, più larghe e più ridenti
de le viole.
Pei campi e su le rive,
a piè de' tronchi, ovunque, aprono a bere
aria e luce, anelando di piacere,
le bocche vive.
E son tutti esultanza
per esse i colli; ed io le colgo a piene
mani, mentre mi cantan per le vene
sangue e speranza;
e a dirti il dolce amore
che a te solo m'allaccia e a cui non credi,
con un palpito in cor getto a' tuoi piedi
fiore su fiore.
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[IL RITORNO DI BIANCA]
Ella verrà.—Noi ci guardiamo in viso
pallidi, col tremor che dà la gioia
quando trabocca; e il tuo labbro ha un sorriso
di gaiezza così trepida e buona,
che a l'aperte tue braccia io vengo, amico,
con l'anima che tutta s'abbandona.
Ella verrà.—La casa è trasformata,
pel giunger de la piccola regina,
come da un tocco magico di fata.
Ella si guarderà con meraviglia
dintorno, spalancando i suoi grand'occhi
già pensierosi sotto lunghe ciglia;
e i suoi piccoli piedi, come rose
freschi, e le mani piene di carezze,
e i trilli, e i giochi, e le leggiadre cose
di quell'infanzia saran nostra vita:
per essa tu ritornerai bambino,
io sarò come pianta rifiorita.
Troverò nuovi ritmi e nuovi canti
che a onde a onde sgorgheran dal cuore,
i suoi sonni a cullare e i lunghi pianti;
e tu starai, devoto, ad ascoltare
quel che ogni essenza di bellezza aduna:
d'un bimbo il blando e placido sognare,
e una mamma che canta su la cuna.
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