[PASQUA DI RISURREZIONE]
Io canto la canzon di Primavera
andando come libera gitana
in patria terra ed in terra lontana,
con ciuffi d'erba ne la treccia nera.
E con un ramo di mandorlo in fiore
a le finestre batto, e dico: Aprite:
Cristo è risorto e germinan le vite
nove e ritorna con l'April l'amore!...
Amatevi fra voi, pei dolci e belli
sogni ch'oggi fioriscon su la terra,
uomini de la penna e de la guerra,
uomini de le vanghe e de i martelli.
Schiudete i cuori: in essi irrompa intera
di questo dì l'eterna giovinezza.
Io passo e canto che vita è bellezza,
passa e canta con me la Primavera.
[pg!237]
[IN MEMORIA]
Alla mia seconda bambina
vissuta un mese.
Non odi?... il frondoso giardino
è tutto un cantare di passeri,
è tutto un susurro di foglie
nel fresco mattino.
Mio piccolo fiore selvaggio,
perchè rifiutasti di vivere?...
È ver, tristi giorni ha novembre;
ma poi torna maggio.
Velata di candidi veli
saresti or fra queste mie braccia;
avresti ne gli occhi vaghissimi
l'azzurro de i cieli;
ed io ti direi le gioiose
parole che tutte bisbigliano
le madri ai bambini, cogliendoti
a fasci le rose.
Ma tu non volesti. Il vagito
tuo primo, o mia bimba, fu l'ultimo:
suggella i tuoi labbri il silenzio:
eterno, infinito.
Schiudesti sul mondo l'ignara
pupilla, o mia bimba, un sol attimo:
che vide?...—Suggella il silenzio
la culla e la bara.
E pure al mio sogno che sparve
io grido: perchè?... Fra le braccia
materne, perchè, bimba, inutile
la vita ti parve?...
[pg!241]
[PICCOLA TOMBA]
O piccola tomba lontana,
è il giorno de i Morti.—Chi sa
se l'erta stradetta montana
qualcuno per te salirà!...
M'han detto che cadde la neve
su i colli di Santa Maria:
io penso la grigia, la breve
colonna troncata, fra un chiuso
di fronde rossiccie, di rami
bagnati, in un velo diffuso
di nebbia.—La candida Morta
io penso, che quasi non visse.
S'aprì, si rinchiuse la porta
di Vita, in un'ora, per lei.
E fuor che quegli occhi, sì grandi,
sì limpidi e simili ai miei,
io d'essa non vedo.—Nel cuore
non so ricomporre quel viso,
quell'esile grazia di fiore....
.... Morivo, lo so.—Sui cuscini
rizzata la testa convulsa,
io vidi quegli occhi divini.
Tentaron le labbra una pia
parola di benedizione.
Poi vinse, su me, l'agonia.—
O tu che portavi ne i tristi
tuoi occhi il perchè del mio male,
o tu, che di quello moristi;
da lunge mi guardi, mi guardi,
con muta struggente pietà.—
Comprendi?... mi aspetti?... È già tardi,
fra poco la mamma verrà.
[pg!243]