Se de la patria il giovanile e fresco

disìo sale al mio cor come un incenso,

tutta bianca nel sole io ti ripenso,

piazza di San Francesco.

Cresce fra le tue pietre, o solitaria,

tranquilla l'erba come in cimitero.

—Sole e silenzio.—Un passo—un tremar nero

d'ali, fendenti l'aria.

Ed eran quel silenzio e quella pace

che in te bevevo a sorsi larghi e puri;

e il bacio amavo su' tuoi vecchi muri

de l'edera tenace.

L'antico tempio, presso l'ospedale,

svolgea sue linee semplici e divine.

Per due bifori in alto, snelle e fine,

rideva il ciel d'opale.

L'antico tempio avea canti e colori

d'una soavità che ancor mi trema

dentro.—O speranze, o poesia suprema

de gli anni miei migliori!...

Gravi note de l'organo, salenti

a gli archi de le vôlte longobarde,

su l'alte mura tremolar di tarde

stelle e fluir di venti!...

Come un suggello mistico al pensiero

da voi mi venne—e forse ho sempre amate

per voi le grigie case abbandonate

ove dorme il mistero,

i muschi densi a piè de l'erme, i queti

cortili pieni di sole e di verde,

i portici de i chiostri ove si perde

l'anima de i poeti;

i tristi luoghi ruinanti in pace

ove sol parla il soffio de le cose,

de i sogni morti e de le morte rose,

e tutto il resto tace.

[pg!247]

[IL SOGNO DI DRAGA]

Sorrise con labbra procaci,

con piccoli denti felini

la donna al suo sogno, ne l'ombra.

Sì grande era il sogno

che vincer le parve follìa;

ma grande era pur la malìa

de gli occhi d'amore,

di sotto a le pàlpebre chini;

ma il fiero destino era scritto

nel suo nome, nel suo nome,

lucente, terribile e dritto

qual filo di spada.

Creata ad ambigue vittorie

ella era; in quel corpo era chiusa

la forza di tutte le glorie

del senso.—Ella sorse.—L'effusa

sua chioma pareva una veste

regale.—Ella andò.—Le tempeste

a lei saettavano i fianchi,

gonfiandole il labbro di sfide,

gonfiandole il cuore d'orgoglio.

Salì fino a te,

salì dal tuo letto al tuo soglio,

o giovine re!...

*

Co' suoi tenebrosi capelli

la pallida Maga t'avvinse.

Tu, contro la storia e la plebe,

tu, contro i destini

di patria, fanciullo selvaggio,

bevesti a quel bacio, a quel raggio

la fede, la vita.

Ed ella il tuo cuore si strinse

nel piccolo pugno di fata,

invincibile, invincibile,

allor che, al tuo piede prostrata,

susurrava: T'amo.—

Mentiva. Mentiva, pel trono

gonfiando il suo grembo infecondo,

indegna di tregua e perdono,

profanante a gli occhi del mondo

per sete di regno un altare.

Sfidò, come scoglio nel mare,

il nembo fischiante.—Fu sola

in faccia a l'Europa.—Con denti

difese e con unghie di belva

il suo sogno, o re.

E cadde qual tigre a la selva,

ma cadde con te!...

*

Regina di Serbia, stanotte

scordasti, per l'ore solenni,

la veste di rosso broccato?...

Purpurea qual sangue

di vinti è la tunica slava

che avvolger ti dee, prima schiava

d'un torbido regno,

di patria ne l'ore solenni.

Ma gli ebbri soldati, o superba,

ti preparano, ti preparano,

col piombo, la tunica Serba.

Per vènti ferite

cadendo, due volte sovrana,

scontando con l'empio martirio

la gloria terribile e vana,

il vano infecondo delirio,

scagliando ancor l'ultimo insulto

sul viso a la Serbia in tumulto,

tu insanguinerai terra e mare

col tuo sangue di leonessa.

Il manto regal di Teodora

volesti per te.

Or cadi, com'essa, ne l'ora

fatale de i re!...

*

Nel campo ove immemore l'erba

verdeggia su l'umili fosse,

o Draga, il tuo sogno è sepolto

con te.—Tu passasti

sul capo di cento ribelli,

sul filo di cento coltelli,

fra il plumbeo silenzio

che cova fragor di sommosse,

armata di scudo e d'elmetto

pel tuo sogno, pel tuo sogno,

che or serri, in eterno, sul petto.

Tessuto di perle

e d'oro, gemmato di ardenti

rubini, grondante di sangue,

ti avvolge le membra possenti

fra spire fantastiche d'angue.

In vita toccasti il tuo segno:

nel mondo godesti il tuo regno:

se rosso martirio ti lava,

se crisma di morte t'assolve,

riposa—o pirata del soglio.—

Riposi con te,

sgabello al tuo misero orgoglio,

il fosco tuo re!...

[pg!255]

[NATALIA]

E tu, che di beltà quasi divina

fosti, ed or soffri nel lontano esiglio,

e pregare non puoi, se pur regina,

su la terra ove ucciso hanno il tuo figlio!...

Stai, come Niobe, curva sotto il fato,

senza lamenti.—E pur sento cadere

lacrime e grida sul tuo cor malato,

—gocciole di veleno in un bicchiere:—

sento, o vagante e tragica Sorella,

—e la pietà per te mi fa più buona—

l'inconfessato intimo strazio della

maternità che porta una corona.

[pg!259]

[IL MINUTO]

Minuto che passi fuggendo, veloce pulsante

fra il cielo e la terra fiorita,

minuto che passi, fermare nel ritmo sonante

io voglio la breve tua vita.

Io fragile donna con gesto d'amor ti conquido,

ti strappo a la notte d'oblìo:

rapito a la corsa del tempo, nel bronzo t'incido:

sei bello, sei vinto, sei mio.

E sento vibrar nel tuo cerchio le immense energie

de l'aria, de l'acque, de l'uomo;

il vento ne i boschi, su l'alpi, fra vele e sartìe

di alati navigli sul dòmo

abisso de i mari; fragor di veicoli urtanti

gli asfalti di libere strade,

respiro di folla, respiro di fronde, vaganti

canzoni per campi di biade;

stridore di seghe e di leve, di cinghie e catene,

vicenda di remi su l'onda,

di mine fra i monti, d'aratri spaccanti le vene

al sen de la Madre feconda.

Mi giungon risate e singhiozzi, susurri di baci,

preghiere di voci commosse;

baleni di falci che taglian le messi feraci,

di vanghe che scavan le fosse;

conflitti di forze lottanti ne l'aspra conquista

de l'uom su i selvaggi elementi;

bisbigli sommessi de l'erba che cresce non vista

ne gli orti de i vecchi conventi.

Rapisco a la donna che siede con gli occhi su l'ago

il sogno che ride al suo cuore;

il primo suo gemito al bimbo che nasce, presago

di pianto, fra il sangue e il dolore;

l'alato onniforme pensiero a la folla dispersa

su mari su terre fraterne;

ti chiudo in me sola, minuto di vita universa,

lanciato a le tènebre eterne:

io centro del cosmo, regina de gli atomi erranti,

respiro, adorando, i fulgori

di tutti i tuoi raggi, la gioia di tutti i tuoi canti,

l'aroma di tutti i tuoi fiori.