In un gran camerone, pieno di fallaci speranze e d'un'allegria fittizia, egli attendeva rassegnato e tranquillo.

— Bicci Gaspare!

.... Alla peggio, diventerebbe e rimarrebbe caporale.

— 824!

— Accidenti!, — fece uno tra i giovani che aveva più vicini; un operaio.

Parve a Gaspare di leggergli in viso il presentimento che non toccherebbe a lui ventura simile; a quel povero giovane, che col padre o la madre o i fratelli piccoli da mantenere, agognava un numero alto e n'aveva necessità, per rimanere in terza categoria.

Bicci, tra impietosito e curioso, volle aspettarne la sorte; e con un cordiale augurio ne accompagnò la mano entro l'urna.

— 12!

«Jettatore! jettatore!»

Ah era un dubbio assai triste! Quasi per un pudore arcano, Gaspare non osava confidarlo nemmeno allo zio; non prevedeva che questi l'avrebbe consolato subito in quattro parole: La jettatura è un pregiudizio così stupido che fa torto all'intelligenza degli uomini cattivi e alla bontà degli uomini poco intelligenti. Quanto alla fortuna, sia o non sia sottoposta alla divinità, essa è una potenza innegabile. Bada però che è relativa: che, cioè, la fortuna dell'uno è quasi sempre la disgrazia dell'altro; e che ciò che ci sembra fortuna oggi, ci sembrerà disgrazia domani.