— Me ne dispiace per due ragioni: la prima, perchè adesso il mio cuore è di pietra; la seconda, perchè, dopo quello che lei mi ha detto, io debbo pregarla di cessare le sue visite.

— Oh questo poi no! — esclamò risolutamente Gaspare. — Io non vivo senza vederla! Muoio anch'io! Mi conceda la grazia che io la veda ogni giorno....

Ella taceva.

— Signorina....

Gli occhi a terra; e zitta.

— Me la fa la grazia? — ripetè Gaspare a mani giunte, attendendo.

Per fortuna, nell'entrare, la signora Squiti s'arrestò, trattenuta da un improvviso sospetto; così Erminia dovè concedere due grazie in una volta.

— Sì. — E alla signora Squiti: — Il cavaliere — ella disse — può riprendere il clarinetto.

X.

Quando alla signorina Erminia non mancava che un mese per compiere l'anno di lutto, Gaspare Bicci ne chiese la mano al tutore cavalier Squiti. Non si meravigliò il tutore, ma assunse nella risposta un'apparenza anche più solenne della solita.