— E siete senza parenti; non avete che quell'avaro gesuita!

— Colpa mia? — Gustavo dimandava. — Colpa mia? — ripeteva.

Presentendo il litigio, la ragazza pregò:

— Zitti! basta!

— Se non ho parenti, ho degli amici — asserì lo sposo. — Ho i colleghi!

Allora la signora Clotilde si mise a ridere lei.

— I colleghi? Un mazzo di fiori e tanti saluti! Un bouquet, come daranno i vostri testimoni; e ciao!

— E il conte? Perchè è in viaggio credete si dimentichi?... Mi vuol bene, lui!

Terpalli l'aveva ricordato per il colpo finale.

Il signor conte non solo non si dimenticherebbe, ma spedirebbe o le posate o lo specchio.