Esclamò uno dei testimoni, che era socialista: — Tutti uguali i nobili! — L'altro, moderato, tacque.
Avanti d'entrare in casa, Terpalli s'arrestò dicendo:
— Ora vedrete i tre «servizi»!
Tanta serenità e disinvoltura indussero tutti a ridere: anche la sposa e la mamma; anche gli invitati che attendevano, e quelli che sopraggiunsero; toltane, s'intende, la vecchia amica signora Tecla, a cui il suo servizio sembrava il più brutto dei tre, e s'arrovellava a valutare gli altri due.
— Che caso! — Oh che caso!
— Sono casi però che fanno rabbia — disse lo zio materno.
— Son brutti scherzi del destino! — esclamò un secondo. — Una cosa che non si crederebbe! — borbottava un terzo; di guisa che l'ilarità diveniva compianto sincero nell'attesa della colazione.
— A tavola! a tavola! — chiamò la mamma.
— Chi manca?
Mancava lo zio di Gustavo. Ma lindo, nitido, sorridente, senza peli, con una impressione di maschera benevola su la faccia tonda, eccolo, lo zio Tarabusi.