Per fortuna Edon era buono, ingenuo al pari di un bambino, nè avvertì altri guai dopo quello della moneta. Anzi per le strade e per le piazze manifestava una giocondità, una meraviglia, una beatitudine a cui era difficile trovare confronto. Si meravigliava e godeva come noi quando fossimo trasportati d'improvviso in una illustre città al periodo splendido del Rinascimento e vivendo di quella vita, per noi oggi storica e fantastica insieme, conservassimo l'illusione per cui il passato ci sembra più bello del tempo presente, e di quella età conoscessimo i beni senza conoscerne male alcuno. Ora attonito, ora ilare, ora meditabondo a cercare la ragione di una cosa e, trovatala, giulivo ed entusiasta, Edon non si stancava di correr qua e là sebbene non fosse avvezzo a girar molto e quantunque tanto frastuono di ruote e di carri lo stordisse. In estasi a dirittura lo traeva la vista delle signore, così eleganti negli abili diversi; così agili e provocanti nelle forme; così facili al sorriso nel salutare; così flessuose nell'incedere, così graziose nell'arrestarsi, nel sogguardare, nel porgersi allo sguardo altrui. Commentando l'ammirazione sua propria, che le costringeva a dolci soliloqui, egli con interrotte parole riferiva all'amico che nel suo paese ragioni di pubblica salute avevano privata di grazia la donna abolendo busti e cinture, e che l'igiene v'imponeva una sola e pallida tinta nelle stoffe, e, che, per di più, il perfezionamento della specie aveva condotto il genere femminile a quasi un sol tipo; onde qua da noi gli piacevano fin le brutte. Ma quasi non minore diletto gli dava la vista dei cavalli, il nobile e mite animale espulso d'Eldorado dal progresso meccanico.
— Non ci avete nemmeno asini? — domandò Polla.
— Asini? — Edon consultò il vocabolario.
Più resistenti, di asini ne restava qualcuno anche là. E i tram?
I tram elettrici non gli erano riusciti del tutto nuovi, ricordandosi d'averne visti, sebbene costruiti meglio, nella sua fanciullezza.
Del resto, troppo ci sarebbe a dire intorno le impressioni ch'egli riceveva dalla vita multiforme e molteplice della grande città; dai monumenti storici per noi e quasi preistorici per lui; dalle case e dai palazzi moderni per noi e per lui antichi: basti affermare che un ragazzo venuto di campagna o un barbaro si sarebbe divertito meno.
Ma nessuna sorpresa di Edon doveva superare quella che per Edon medesimo ebbe Polla. Il quale, non potendo accontentare l'amico desideroso di vestire a mo' d'un ufficiale dei corazzieri o di un ufficiale di cavalleria, il giorno dopo fu costretto a istruirlo intorno agli eserciti permanenti e a rivelargliene i danni con non poche maledizioni tribunizie a tutte le nazioni europee.
Ebbene, Edon il quale già parlava spiccio (oh che disposizione alle lingue!) ribattè che quella degli eserciti gli sembrava un'istituzione saggia. Aggiunse press'a poco:
— La guerra è nella natura delle cose, degli animali e degli uomini; ma noi d'Eldorado, che abbiamo aboliti gli eserciti, abbiamo violata la natura. Miseri noi!
Polla, che non voleva disgustarlo, si strinse nelle spalle e si limitò a ripetere che gli eserciti costavano troppo.