Cap. CCLXXXXVIII.
Lo re domanda: lo menbro dell'uomo come si distende(1137) e onde escie e come ritorna dentro? Sidrac risponde:
Lo menbro dell'uomo crescie per tre cose: la prima pegli occhi, la seconda per lo cuore, la terza per lo ventre. Quando gli occhi vegono una bella femmina, egli si dilettano d'avella, e si l'anunziano al cuore, e allora si mette in quello pensiero(1138). E quello pensamento si muove gli quattro omori del corpo, e infiammano al menbro, ove la volontà della natura è; e si l'enfiano per diritta natura, chè il menbro si è fatto alla maniera della vescica. L'altra maniera si è molto pericolosa, ciò è la volontà che l'uomo àe in quello fatto, che fa gli omori tutti riscaldare e lo menbro ismuove. La terza si è lo riposo e la rienpitura, che li fanno avere quella volontà e cresciere lo menbro. Quando lo riscaldamento degli omori torna di dietro(1139), lo menbro si disenfia, e la volontà gli passa; altressì come uno otre, che è disenfiato del vento. E quando lo corpo si travaglia, quella enfiatura non si puote ronpere(1140). E quando gli occhi non guardano, lo cuore no' si diletta. E perciò l'uomo non dee nimica follemente riguardare, nè follemente pensare, nè troppo riposo dare al suo corpo. E quelli che in questa maniera lo farà, a pena lo suo menbro si distenderà.
(1137) ce dresse C. F. R.(1138) Il C. R. 2. ha di più: ed egli riceve quello anunziamento con grande favore e dolzore, e allora si mette ec.(1139) Intendasi: torna indietro, cessa.(1140) coronpere C. R. 2.
Cap. CCLXXXXIX.
Lo re domanda: di quale alimento si potrebbe l'uomo meglio sofferire(1141)? Sidrac risponde:
Nè d'uno nè d'altro non si puote l'uomo troppo sofferire, che lo corpo àe troppo grande bisognio dell'uno e dell'altro. E se l'uomo volesse dire che fosse(1142) in mare in una nave, e avesse co' lui ciò che mestieri gli facesse, e egli dicesse che egli si potesse sofferire della terra, io dico che della terra sofferire non si potrebbe, chè se la terra non fosse, la nave non potrebbe essere istata(1143). E s'egli dicesse ch'egli si potesse sofferire del fuoco, come mangierebbe le vivande cruda? Già però non si potrebe egli sofferire del fuoco, che se lo calore non fosse, niuno frutto di terra non nascierebe. E s'egli dicesse ch'egli non volesse giamai bere acqua, se non vino puro, anche di tutto questo dell'acqua sofferire non si potrebe, chè se l'acqua non fosse, la terra non potrebe rendere suo frutto. S'egli dicesse che giamai vento non fiatasse, e ch'egli potesse vivere sanza vento, con tutto ciò mestieri ne averebe, che se il vento non fosse, la terra lo suo frutto rendere non potrebbe. E per ciò diciamo noi che altressì poco si potrebbe sofferire dell'uno come dell'altro.
(1141) di quale alimento si potrà l'omo meglio passare, non avendolo? C. R. 2. — Intendi alimento per elemento, come gli antichi spesso scrivevano.(1142) se il fust C. F. R.(1143) istata fatta C. R. 2.
Cap. CCC.
Lo re domanda: la pioggia quand'ella viene, perchè muove prima lo vento(1144)? Sidrac risponde: