Lo re domanda che forma ànno gli angioli e se sanno tutto. Sidrac risponde:
In una maniera(240) ànno la forma di Dio, che somigliantemente(241) fece la somiglianza(242) del nostro signore in loro, in tale maniera, ch'egli sono lucenti(243). E sono sanza corpi, pieni di tutta biltade. E nella natura delle cose non à nulla ch'egli non sapiano, ch'egli vegono(244) tutti Iddio, e tutte quelle cose ch'egli vogliono, possono(245) fare senza niuna graveza. E perciò che lo numero degli angioli(246) fosse conpiuto, si fu fatto l'uomo. Egli fu fatto di corporale e di spirituale sustanzia. Lo corporale(247) fu fatto di quattro elimenti(248); che l'uomo à carne della terra, e lo sangue dell'acqua, e dell'aria si à l'anima, e del fuoco si à lo calore. Lo capo(249) dell'uomo si è ritondo, come lo fermamento, e si à due occhi altressì come lo cielo à due lucenti(250), cioè lo sole e la luna; e simigliantemente, come lo cielo àe in sè sette pianete, simigliantemente àe in sè l'uomo sette pertugi(251) nel capo; e simigliantemente come l'aria(252) à in sè gli tuoni e gli venti, sì à l'uomo al petto le grande alene(253) e le grande scosse(254). E altressì come il mare riceve tutta l'acqua, così riceve l'uomo nel suo ventre tutto enpitume(255); altressì come la terra sostiene tutte le cose, altressì sostengono i piedi tutti i pondi(256) dell'uomo. Del celestiale fuoco à egli la veduta; e dal più alto aire à l'ardore, e dal più basso à el soffiamento del naso(257); e dell'acqua lo gustare(258); e una partita della dureza delle pietre à egli nell'ossa; lo verdore(259) degli alberi è(260) negli occhi; della spirituale substanzia à egli l'anima, ch'egli è spirito in lui, e la immagine e la simiglianza di Dio(261). La inmagine si dee intendere la forma di lui, e la simiglianza si è la qualità, la grandeza; la divinità si è nella trinità(262). L'anima tiene la sua ymagine, ch'è la memoria, perch'ella si ricordi delle cose che sono passate; e si à intendimento, perch'ella intenda le cose che sono udite(263); e si à volontà, perch'ella dispregia(264) lo male e fa il bene. In Dio sono(265) tutte le cose e tutte le virtudi; e simigliantemente come Idio non puote essere tenuto dentro della sua creatura, conciosiacosa ch'ella conprende tutte le cose, el cielo no la puote mica contastare(266), ch'ella non sappia assai delle cose celestiali e dello inferno, simigliantemente che questa è la spirituale sustanzia(267).
(240) mainira C. R. 1. — Ant. franc. maniere, meniere; prov. maneira, manieira, maniera, manera.(241) insiememente C. R. 1.(242) sembianza C. R. 1.(243) lucerna C. R. 2. — luysans C. F. R.(244) ch'egli possono vegono C. L. — Abbiamo soppresso il possono, che non trovasi in nessuno degli altri Codd., e che toglierebbe senso al discorso.(245) Qui manca possono nel C. L., mentre leggesi negli altri Codd. Onde è chiaro che l'amanuense traspose erroneamente questa parola, ponendola sopra, dove non poteva stare, e omettendola qui dov'era necessaria.(246) degli angeli buoni C. R. 2. — dei boni C. R. 1.(247) Le corpora C. R. 2.(248) alimenti C. R. 2.; C. R. 1.(249) corpo C. R. 2.; C. R. 1.(250) lucerne C. R. 2. — luminire C. R. 1. — lumiers C. F. R. — Di lucente sost. reca un esempio la Crusca. Invece di luminire crediamo abbia da leggersi luminiere. Si hanno esempi di luminiera per luce. L'Ariosto, a significare il sole e la luna, disse luminario. L'ant. franc. ha lumiere, luminaire; il prov. lumeira, lumneyra, lhumnieyra, luminaria. „Foron fachas luminarias, so es lo solelh e la luna.„ Rayn., Lex. IV, 104. „E troverai de' buon, la cui lumiera. — Non dà nullo splendore.„ Dante, Canz. O patria degna, ecc. pag. 297., ed. Barbèra.(251) pertusi C. R. 1. — Pertuis, ant. franc., da pertusiare, pertusium.(252) airie C. R. 1.(253) aleines C. F. R. — L'ant. fr. ha il vb. anheler e per trasposizione dell' n e dell' l, aleiner, onde aleine, alainne, alaine; ed il prov. ale, alen, hale, halena.(254) le grande cose. C. R. 2. — le gran cosse. C. R. 1. — les grans tous C. F. R. — les grans corps T. F. P. — Tous e corps ci sembrano errori, e supponiamo che abbia da leggersi invece cous e cops, colps, colpi, forse nel senso che ha coup in franc. di fatto, azione, al che risponderebbe in certo modo le cose de' Codd. Ricc. Se pure non volesse intendersi che l'uomo riceve al petto i grandi colpi; ed allora il senso sarebbe renduto meglio da le scosse del Cod. Laurenz. E noi preferiamo quest'ultima interpretazione.(255) empictione C. R. 2. — empleures C. F. R.; e pare che voglia intendersi de' cibi. La Crusca registra empitura, ma non empitume nè empizione per empimento.(256) poins C. F. R. — L'ant. fr. ha poix, pois, peiz; il prov. pens, pes: da pensum. Cf. Diez, Etym. Wört.(257) Così il C. R. 1. Il C. L. è in questo punto estremamente confuso. Ma è da avvertire che esso C. R. 1. ha, invece di soffiamento, sofocamento; mentre il C. R. 2. e il C. L. hanno soffiamento; il C. F. R. souflement, e il T. F. P. soufflement.(258) el gustamento C. R. 1.(259) l'odore C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.(260) àe C. R. 2.(261) e de la spiritual substantia à l'anima di vita ke Dio vi mise per lui, ke n'è scripto in lui l'imagine a la sembianza di Dio C. R. 1.(262) A' teologi lo spiegare l'imbroglio di questo periodo, in tutti i Codd. ugualmente confuso. Nel C. R. 1. si legge: la imagine si dia intendere la forma di lui; la sembranza è la grandeza; la divinità fie ne la trinità. Nel C. F. R.: la semblance si est qualite, et le grandesse la divinite si est le trinite. E nel T. F. P.: et la semblance est la qualite, et la grandeur est la dignite, qui est en la sainte trinite.(263) le cose che sono ora C. R. 1. — le cose che sono decte. C. R. 2.(264) dispera C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2. — despite C. F. R. — Forse invece di dispera è da leggere despira, che potrebbe derivare dall'ant. fr. despire, despirer, che ha appunto il senso di dispregiare.(265) Idio se non C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.(266) Per contrastare.(267) La confusione e l'oscurità è uguale in tutti i Codd., e maggiore nel francese. Al T. F. P. manca questo tratto.
Cap. X.
Lo re domanda: fece Iddio l'uomo colle sue mani? Sidrac risponde:
L'uomo fu facto per lo suo comandamento solamente; e perciò possiamo noi intendere la cattiva natura dell'uomo: elli lo fece di vile cosa(268), per lo confondimento del diavolo, ch'egli n'avesse vergogna(269), che così cattiva cosa montasse nella gloria, unde elli era caduto per suo orgoglio; e si li fece nome di ciò che elli(270) era facto di quattro elementi, donde(271) questo secolo è fatto; e si ebbe nome delle quattro parti(272) del mondo(273), satachano carboncini tramas robras amefin; e lo lignagio dee enpiere le quattro parti del secolo. Anche àe l'uomo simiglianza al nostro Signore in questa maniera, che, altressì come lo nostro Signore è sopra tutte le cose in cielo, e altressie sopra tutte le cose fece l'uomo in terra. E però che egli sapea ch'egli peccherebe, sì fece l'altre cose corporali, cioè quello ch'egli avrebe mestiero(274). E sì fece le mosche e le formiche e le pulci e le zanzare(275) e gli altri vermini, per l'argoglio dell'uomo, perciò che, quando elle lo pungono, egli si pensa che molto è cattivo, che non può contastare a così cattive e vili cose(276). Le formiche e li ragni, che si travagliano(277) nella loro opera, ne danno asenplo(278) che noi dobbiamo lavorare. Se noi guardiamo(279) bene tutto ciò che Idio fece(280), si ci è uno grande diletto: chè gli fiori ànno biltade, e l'erbe ànno medicina, gli frutti della terra si ci pascono, gli venti e lo sole e la luna si ci portono significanza(281); e tutte quelle cose che ci sono buone, e furono fatte per l'uomo, e si furono fatte alla gloria dell'uomo(282).
(268) Il C. R. 2. aggiunge: cioè di bellecta di terra; lo che non leggesi nè nel C. F. R. nè nel C. R. 2., onde è a crederlo un glossema dell'amanuense. Belletta è il limus de' latini. „Or ci attristiam nella belletta negra„. Dante.(269) ontia C. R. 1. Manca alla Crusca.(270) Nel C. L.: nella gloria la ove egli era fatto, ec. Abbiamo corr. e suppl. col C. R. 1.(271) unde C. R. 1.(272) partite C. R. 1.(273) secolo C. R. 1.(274) di ciò ke avia mistiero C. R. 1.(275) zenzare C. R. 2. — zanzane C. R. 1.(276) a si picciola cosa C. R. 1.(277) che si fadicano C. R. 1.(278) essempro C. R. 2.(279) sguardiamo C. R. 1. — Ant. fr. esgarder, esguarder.(280) fane C. R. 1.(281) portent significations C. F. R.(282) a lodo de la gloria di Dio C. R. 1. — a la loenge de la gloire de Deu C. F. R. — Loenge, louenge vuol dire permesso, approvazione, onde fu mal tradotto per lodo. Invece di alla gloria dell'uomo, com'è nel C. L., crediamo si abbia a leggere alla gloria di Dio.
Cap. XI.
Lo re domanda: dove fu fatto Adamo? Sidrac risponde:
Adamo fu facto in Ebrot(283), ove egli morì e fu sopellito. E quando elli fu facto, fu messo in paradiso, cioè in uno luogo molto dilettevole(284), in Oriente. Là(285) sono albori di diverse maniere(286); egli sono buoni contra diverse infermitadi: uno tale albore v'à che, se l'uomo mangiasse del frutto, giammai fame non avrebe; e se del secondo mangiasse, giammai istanco(287) non sarebbe; e al drieto(288), s'egli mangiasse di quello che si chiama frutto di vita, giammai non infermerebe e non invecchierebbe, nè mai non morrebbe. E in quello paradiso fu egli messo; e Eva fu fatta in quello paradiso dal lato(289) all'uomo, quando egli dormia, cioè a intendere della sua costa(290). E simigliantemente, come egli furono d'una carne, così furono d'una volontà e d'uno cuore(291). E Iddio volle ch'egli fossono simiglianti a lui, che siccome di lui disciesono tutte le cose, così nascono di lui tucte le cose e tucti gli uomini(292), cioè d'Adam(293); e però fu fatto Eva di lui. E si li fece tali ch'egli potessono peccare, per magiore merito avere; che, quando egli furono tentati, s'egli non avessino consentito al diavolo, allora sarebono stati sì afermati(294), che giammai eglino e gli altri non potrebono avere peccato. Inanzi ch'eglino peccassono erano ignudi(295), e non aveano di loro membri vergogna, se non come degli occhi; che sì tosto come egli feciono quello peccato verso lo loro criatore, sì si vidono ignudi, e spogliati del vestimento della grazia. Essi ebono cupidizia l'uno verso l'altro, e si cominciò a nasciere tra loro una grande confusione, e ebono vergogna degli loro menbri. E perciò che l'uomo sapesse che tutte le schiatte doveano essere colpevole di questo peccato, fece rimanere lo nodo che àe la gola(296). E 'l nostro Signore sapea(297) che grande bene e grande profitto dovea essere(298) di quella ischiatta. Anzi che peccassono vidono Idio in paradiso. Lo diavolo ebe grande invidia di ciò, ch'egli dovea montare là, onde egli era caduto, si entrò nel serpente, e parlò alla femmina, e la ingannò; che, si tosto com'ella fu nata, ella fue ingannata. Essi non dimorarono in paradiso se non sette ore(299); e le tre ore(300) mise Adamo nome a tutte le bestie; alle sette ore(301) mangiò la femina il pome(302), e diello al marito, e egli lo mangiò per lo suo amore; e a ora di nona furono cacciati fuori del paradiso. E incontanente disciese l'agnolo da cielo, cherubin(303), con una spada di fuoco in mano; quello fuoco era uno muro di fuoco(304), onde quello paradiso ne fue intorniato(305), apresso quello peccato. Cherubin fu quello che guarda lo fuoco ch'è intorniato al paradiso, e getta adietro i corpi e gli spiriti(306); chè nullo ispirito v'enterrà, nè buono nè reo, infino a tanto che il figliuolo di Dio perverrà in terra, e morrà inpeso(307) in croce, per questa disubidienzia che Adamo fece verso lo suo criatore. E per quello amore ispegnerà lo muro del fuoco, che intornia(308) il paradiso, e ronperrà le porti(309) del ninferno, e trarranne fuori Adamo e gli suoi amici, e metteragli nel paradiso celestiale. E allora(310) tutti quelli che morranno perfetti, sì saranno amici di Dio, e andranno in paradiso celestiale, e non troverranno chi loro lo vieti. Certo bene dee l'uomo credere a quello Idio, che manderà lo suo figliuolo di cielo in terra, per noi diliberare(311) si lascierà morire.