(283) Ebron C. F. R., C. R. 1.(284) diliciano C. R. 1.(285) ine C. R. 1. — ileuques. C. F. R., che è da corr. ilueques.(286) mainiere C. R. 1.(287) lasso C. R. 1.(288) da dirieto C. R. 2. — a la perfine C. R. 1. — au deran C. F. R. — Vedesi come il traduttore del testo Laurenziano abbia volgarizzato secondo il significato etimologico della parola. Au darrien, au daarrain, a la deraina, significa in ultimo luogo, alla perfine, e deriva da deretranus, e questo da de retro, onde il drieto, dietro del nostro testo.(289) de la costa C. R. 1.(290) de la sua costa diricta C. R. 1.(291) coragio C. R. 1. — corage C. F. R. — Nel franc. ant corage, coraige vuol dire cuore, sentimento, volontà. Lo stesso significato ha coratge in prov. e coraggio in ital.(292) Abbiamo adottata la lez. del C. R. 2., che è conforme al C. F. R.: que tout encement ( esement, ensement ) com de lui descendent toutes coses, encement nasquissent tuit li home d'Adam.(293) cioè Adam C. L. Abbiamo aggiunto il d'. Nel C. R. 1. v'è di più: d'Adamo ke fu masso di tucta l'umana generatione.(294) fermi C. R. 1.(295) inudi C. R. 1.(296) Del nodo della gola non parlasi nè nel C. F. R., nè nel T. F. P., nè nel C. R. 1.(297) che sapea C. L. e C. R. 2. — Abbiamo tolto il che, parendoci errore evidente, e non leggendosi nè nel C. R. 1., nè nel T. F. R.: et nostre sire soit, ec.(298) nasciare C. R. 1. — estre C. F. R. Probabilmente il testo francese da cui fu trad. il nostro, diceva istre, una delle forme del vb. issir, uscire, che dal volgarizzatore fu confusa con estre, essere.(299) VII dì C. R. 1.(300) e a la terza ora C. R. 1.(301) a la sexta ora C. R. 1.(302) pomo C. R. 1. — pome C. F. R.(303) lo quale avea nome cherubin C. R. 2.(304) Concordano tutti i codd. Il T. F. P. ha: qui sembloit feu, et de celle espee fist ung mur, ec.(305) avironato C. R. 2. — environee C. F. R.(306) i corpi e gli spiriti che di paradiso, che nullo, ec. C. L. — Abbiamo tolto che di paradiso, stando alla lez. del C. R. 2.(307) apresso C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2. Nel C. R. 1.: pendente.(308) invirona C. R. 1.(309) Per porte. Cf. Nannucci, Teorica, Cap. X., 265, 268.(310) e da ine inanzi C. R. 1.(311) ricomparare C. R. 1., per ricomprare.

Cap. XII.

Lo re domanda: quando Adamo fu fuori del paradiso dove andò egli? E Sidrac risponde:

Adamo sì venne in Ebrocti(312), ove egli fu fatto, e là ingienerò gli figliuoli(313). E poi(314) cento anni egli pianse Abel suo figliuolo, che Caino l'avea ucciso; e unque poi non si volle acostare(315) alla moglie. Ma però che Idio non volle nasciere della malvagia semenza(316) di Caino, fece Adamo amaestrare per l'agnolo suo, che giacesse colla moglie: e egli sì lo fece, e ingenerò uno figliuolo ch'ebbe nome Sem, della cui ischiatta lo figliuolo di Dio nascierà(317). E sapiate tutti di vero che dal tenpo d'Adamo infino al tenpo di Noè, non piove(318) unque, e non aparvono nuvoli in cielo(319). E non mangiavano carne e non beveano(320) vino: e tutto quello tenpo era così bello come la state; e si era abondanza di tutte le cose; e tutto questo rimase(321) per lo peccato della gente.

(312) Ebron C. R. 1. e C. F. R.(313) VII anfans C. F. R. — filz et filles T. F. P. — Nel C. L. si legge: e là ingienerò gli figliuoli disse Signore e poi cento anni, ec. Disse Signore, che non trovasi in nessuno degli altri codd., ci è parsa una interpolazione dell'amanuense, e l'abbiamo soppressa.(314) e per C. R. 1. — e più C. R. 2.(315) asenbiare C. R. 1. — assembler T. F. R.— Assembler, assambler, assanber, ant. fr., unirsi ad alcuno; e assemblement, unione dell'uomo colla donna.(316) semente C. R. 1.(317) nasceo C. R. 1.(318) piobe C. R. 1.(319) nè apparì arco in cielo C. R. 1. — l'arc dou ciel C. F. R.(320) bevivano C. R. 1.(321) cessò, mancò.

Cap. XIII.

Lo re domanda: fece Adamo altro peccato inverso lo suo criatore, se non quello ch'egli trapassò(322) lo suo comandamento e mangiò lo pome(323)? Sidrac risponde:

Non certo(324); ma questo fu tropo gran peccato, ch'egli disiderò d'essere Iddio, e(325) però mangiò lo pome, che Idio gli avea vietato. Egli non volle fare lo comandamento di Dio, e la criatura non dee fare nulla(326) contra lo suo creatore. Certo se tu fossi inanzi a Dio, e alcuno ti dicesse guardati indietro, e se tu non lo facessi(327) tutto il secolo pericolerà; e(328) Idio ti dicesse, io non voglio che tu guardi indrieto, anzi voglio che 'l secolo pericoli, tu dei(329) fare lo comandamento del tuo criatore, e l'altro no, conciosia cosa che(330) 'l mondo perisca. E così fece Adamo, egli era(331) dinanzi a Dio. E sì tosto come lo diavolo lo molestò(332), egli guardò indietro, e però fece magior peccato, che di pericolare tutto il mondo. Et in quello solo peccato fece secte criminali peccati, per li quali(333) egli ingonbrò(334) tutti quelli che doveano nasciere di lui. Primieramente fue argoglio ch'egli volea essere pari di Dio; lo secondo fu(335) innobedienzia, ch'egli trapassò lo comandamento del suo criatore; lo terzo fu avarizia, ch'egli disiderò più che Idio non gli volea dare(336); lo quarto fu sacrilegio, ch'egli prese in sè quello che Idio gli avea difeso(337); lo quinto fu la spirituale fornicatione, che la sua anima era coniunta a Dio, e quando egli fece la volontà del diavolo, sì fece adulterio(338), e però perdette l'amore del suo verace isposo; lo sesto fu micidio(339), ch'egli uccise sè e tutti gli altri; lo settimo fu morte e ghiottornia(340), ch'egli mangiò lo pome, e credette alla volontà della femina, e fece quello che Idio gli avea vietato(341), e tolse l'onore a Dio. Per quello peccato gli conviene fare sodisfazione, che chi dell'altrui toglie, rendere gli conviene, e per l'amendamento(342) si piglia mercede. E perciò che Adamo dee fare sodisfazione a Dio, egli è ancora in tenebre d'inferno, e sarà, infino a tanto che il verace profeta figliuolo di Dio verrà in terra per lui diliberare.

(322) travalcò C. R. 1.(323) la poma C. R. 1.(324) None niente C. R. 1.(325) ma C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.(326) neuna cosa dia fare C. R. 1.(327) che tu nollo avessi fatto C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — e se nol fai C. R. 1.(328) Abbiamo agg. questo e dal C. R. 2. e C. R. 1.(329) dii C. R. 1.(330) Qui ha il senso di malgrado che, nonostante che, conforme al franc. ja soit ce que, ja seit ce que, di cui è traduzione. Cf. Burguy, Gramm., II, 383; Roquefort, Gloss. — Nel C. R. 1.: Se tucto el mondo perisse.(331) Pare che debba sottintendersi infinchè o quando. Nel C. R. 1.: k'era.(332) Ci pare migliore la lez. del C. R. 1.: l'amaestrò. Nel C. F. R.: lor mostra. Mostrer, ant. fr., insegnare.(333) Così ha il C. R. 1., la cui lezione ci è parsa preferibile a quella del C. L.(334) Così tutti i Codd. Encombrer in ant. fr. e encombrar in prov. hanno il significato di souiller. Il Raynouard reca questo stesso passo, tolto da un testo prov. del Sydrac: el fetz VII peccatz mortals per que encombret cels que devion naisser de lhuy. Cf. Burguy, Gramm., e Roquefort, Gloss.(335) ch'egli fu C. L. Errore evidente, che abbiamo corr. col C. R. 2.(336) gli avia donato C. R. 1.(337) proibito.(338) avolterio C. R. 1.(339) omicidio C. R. 1.(340) mortal ghiotornia C. R. 1.(341) vetato C. R. 1.(342) lo mendamento C. R. 1.

Cap. XIV.