Cap. CCCVIIII.

Lo re domanda: dee l'uomo giucare col suo amico(1158)? Sidrac risponde:

Guardati di non giucare col tuo amico nè con altrui colle mani, nè beffare; chè de' giuochi delle mani ingienera micidio e grande cruccio, conciosia cosa che(1159) sia tuo amico o tuo fratello; o tu lo magagni, o li tocchi di mani(1160), o lo metta a terra, o lo fiere d'altro modo, elli gli sarà grande vergogna(1161), conciosia ch'egli sia piccolo o frale; che ciascuno si tiene in sè forte e ardito e fiero, e pochi sono quelli che dispregino sè medesimo, se non fosse già vile o codardo(1162). Se tu lo beffi, tu gli fai gran male al cuore, che crede in sè medesimo che le beffe che tu gli fai, il facci per ispregiarlo; che di beffe viene cruccio e odio(1163), conciosia cosa che sia tuo fratello o tuo amico. Ma tu dei giucare(1164) colla gente con belle parole; e a ragione e a utilità di te mostrare e traggere(1165); e di cotale giuoco viene cortesia e allegrezza.

(1158) Meglio nel C. R. 2.: de' l'omo essere vago di scherzare colle mani?(1159) benchè C. R. 2.(1160) o li torci le mani C. R. 2.(1161) egli lo avrà a grande noia C. R. 2.(1162) benchè sia codardo C. R. 2.(1163) Nel C. L.: che beffe a cruccio e odio. — Abb. corr. col C. R. 2.(1164) usare C. R. 2.(1165) Nel C. F. R.: Mais tu dois iuer o la gent de belles paroles, et di e raisons, et de biaus proverbes dire et retraire.

Cap. CCCX.

Lo re domanda: se l'uomo dee dottare del suo nimico. Sidrac risponde:

Tu ti dei tenere vigorosamente e fieramente contra lo tuo nimico, conciosia cosa che tu lo dotti, e sia codardo(1166). Se tu lo fai, lo tu nimico ti pregerà, e ti dotterà, e non ti oserà asalire; che s'egli lo pensasse fare, egli crederebe essere vinto da te. E se tu ti cansi da lui, e non ài fierezza contra lui, tu se' vinto, che egli ti dispregierà, e non ti dotterà, che in cotale maniera che tu ti sconterrai co' lui, in cotale sarai tenuto. Se tu se' prode uomo e valente, tienti lo tuo onore, e tu sarai più pregiato e più onorato; e se tu se' vile e codardo, tienti a onore, e cortese(1167) vieni tra la gente, e in questo crederanno che tu sii prode e valente. E se la tua codardia si scuopre una volta, tuttavia sarai ontoso e vile tenuto in fra la gente. E se alcuno ti riscalda d'arme, e tu non v'abbi ardire nè cuore inverso lui, confortati e piglia asenpro dal leone(1168), e torna a lui, e così lo potrai viliare e te inalzare. Lo cane, quando fugge, altri cani lo cacciano; e egli piglia vigore e torna indietro loro(1169); inmantenente si tragono gli altri indietro, e non osano conbattere co' lui, chè lo volto dotta lo volto(1170).

(1166) e che tu sia codardo C. R. 2.(1167) cortesemente C. R. 2.(1168) de chien C. F. R.: e che non leone ma cane abbia da leggersi è chiaro da ciò che segue. — Il C. R. 2. ha pure: leone.(1169) verso loro C. R. 2.(1170) la chiere ne doute mie le dos, mais la chiere doute bien la chiere C. F. R.

Cap. CCCXI.

Lo re domanda: qual vale più o lo ricco o lo povero nell'altro secolo? Sidrac risponde: