(1180) sarai C. R. 2.

Cap. CCCXVII.

Lo re domanda: de' l'uomo amare i malidicenti? Sidrac risponde:

Certo chi maldicente ama, egli ama la conpagnia del diavolo, che maldicente vale tanto a dire come male aoperante e mal cercante; e cotale uomo non dei amare, ma odiare e fugire da lui: chè maldicente mette discordia tra' fratelli e gli amici, e fa generare micidio e perdizione di corpo e d'anima. E maldicente si è servente del diavolo, e si è altresì figliuolo del diavolo. E cotali genti deino fugire(1181), e odiare sopra tutte le cose, e non crederli di cosa ch'egli dicano, perch'egli non dicono se non male, come quelli che sono dati al diavolo. E tanto com'egli viveranno, non faranno altro che male, e disamore e discordanzia mettere infra la gente; e perciò l'uomo gli dee odiare sopra tutte le cose.

(1181) de' l'omo fugire C. R. 2.

Cap. CCCXVIII.

Lo re domanda: se si dee l'uomo crucciare se altri gli mostra mala cera? Sidrac risponde:

Non certo, che se il tuo amico o il tuo fratello ti mostra malo senbiante alcuna volta, tu per ciò non ti dei crucciare, chè per aventura egli àe alcuno cruccio in sè, per ch'egli a voi nè altrui non può mostrare bello senbiante(1182).

(1182) Il C. R. 2. ha di più ciò che segue: E per ciò tu lo dei comportare, e pensare in te medesimo che, se tu fossi corucciato, non potresti fare bel senbiante nè a lui nè altrui. E se tu ài parole a piato con altrui, ed egli ti mostra malo sembiante, non ti dei per ciò corucciare, che per aventura egli è poco saputo, e poco senno regna in lui, che ciò li fa fare; chè tuttavia lo poco saputo mostra più di coruccio; che lo savio, bench'egli sia corucciato, egli mostra tutto lo più bello di fuori, e ciò adiviene per lo suo grande senno. E però de' l'uomo più temere lo coruccio del savio che del folle. E lo savio si sa meglio vendicare del suo nimico che lo folle.

Cap. CCCXVIIII.