Spiritualmente l'uomo dee pensare al fatto della gente; ma corporalmente tu non dei pensare se non di te e de' tuoi. Che ài tu a fare degli altri strani? Tu non dei mica pensare di quelli che niuno pensiero ànno di te, se tu ài bene o male o santà o malizia; niuna menzione fanno di te, come quella(1194) cosa che non fue; anche lo simile dei tu fare di loro. Bene sarebbe tenuto stolto quelli che pensasse de' pesci del mare che non fossero presi nè mangiati; altressì è stolto quelli che pensa ne' fatti della gente; chè di quelli che non pensano di loro, egli non deono pensare di loro.
(1193) Correggasi col C. R. 2.: de' l'omo pensare de' fatti de le gienti e de la terra? — E meglio nel C. F. R.: porter pencer.(1194) di quella C. R. 2.
Cap. CCCXXVIII.
Lo re domanda: de' l'uomo biasimare Dio per perdita o per dannaggio ch'egli abbia? Sidrac risponde:
Iddio per la sua bontà non può essere biasimato, nè niuno biasimo non può giugnere a lui; ma lodo e ringrazia e onore. Se tu se' folle, e tu ti crucci per la tua follia, di che dei tu biasimare Dio? Se tu ài dannaggio per la tua negligenzia, però non dei tu biasimare Dio; biasima te medesimo e la tua negligenzia. E se tu non puoi guadagnare per la tua fraleza, tu non dei però biasimare Dio, ma te, per la tua fraleza. Biasimati, penati a travagliare(1195), e Idio t'aiuterà o consiglierà. E se tu non puoi per lo tuo travaglio guadagnare lo tuo vivere, e tu non vuogli per la tua fraleza, che colpa te n'à Iddio, che tu dimandi a Dio che egli ti mandi lo tuo vivere? Sappi che non te ne manderà punto, se tu non ti travagli; ma se tu t'aiuti con una mano, egli t'aiuterà con due. Se uno uomo fosse in una aqua, e fosse in pericolo d'annegare, e egli sapesse notare; e per la sua cattività non si volesse aiutare per diliberarsi di morte, se non che dicesse(1196): siri Iddio, aiutami; sapiate che Idio nollo aiuterebe nimica, se egli non si aiutasse; ma s'egli menasse i piedi e le mani, Idio l'aiuterebbe bene iscanpare di quello pericolo.
(1195) di travagliare C. R. 2.(1196) e non faciesse altro se non ch'egli diciesse C. R. 2.
Cap. CCCXXVIIII.
Lo re domanda: di che può l'uomo avere più lodo di dare al ricco uomo o al povero? Sidrac risponde:
L'uomo puote avere magiore onore del ricco che del povero; chè lo ricco può fare magiore onore del suo e del suo corpo, che non può fare il povero; ma del povero può avere magiore grado che dello ricco. Al povero uomo non può dare l'uomo sì piccola cosa, ch'egli non abia di lui gran gioia; e terrallo a grande onore, e riconterà all'altra gente la cosa che l'uomo gli avrà donata. In tutt'i luoghi ch'egli sarà, vorrà ricontare lo dono che uno prode uomo gli avrà fatto, per farsi onore di quello dono, e per mostrare alla gente che quello prod'uomo l'ama, e gli donò del suo. E se il dono è per Dio, egli à lodo da Dio. E se tu donassi uno dono a uno ricco uomo, già per quello dono non ti vorrà lodare, nè metterti inanzi; chè per aventura egli àe altrettanto onore chente tu; e non vorrà mica portare lo tuo onore sopra lui. Onde l'uomo de' avere magiore lodo di dare lo dono al povero che allo ricco, e da Dio e dalle genti.