La grazia di Dio è sì grandissima che cuore d'uomo nol potrebe pensare; e quella è più che tutte le gocciole del mare e la rena della terre e gli peli degli uccelli e delle bestie, e se tutti questi numeri fossero insieme; e più tanto quanto cuore d'uomo potesse pensare, le grazia di Dio è molto magiore, a quegli che la disiderano d'avere. E quelli che avranno la sua grazia, tardi quanto vuole, elli avranno la sua gloria. E quelli che saranno in cielo nella grazia di Dio, giammai non avrà fine. Similmente adiverrà di coloro che sono nelle pene dello 'nferno. E sapiate che Idio non à neuna ira, altro che grazia e misericordia; ma lo male che l'uomo fa, l'ira gli torna sopra lui.
Cap. CCCCXIII.
Lo re domanda: quelli che saranno in cielo e che giamai fine non avranno no' lo si recheranno eglino a grande increscimento? E quelli dello 'nferno non avranno grande invidia e non si consumeranno eglino di tanto dimorare in pene? Sidrac risponde:
Quegli che saranno in cielo giammai increscimento non avranno, nè vecchi non saranno, anzi saranno tuttavia giovani come fanciulli e allegri; egli saranno contenti(1322) come uccegli volanti, e legieri come lo vento, e bianchi come la neve, e sprendienti come lo sole, e savi come gli angeli, e onorati come i re, e leali come la morte. E staranno sanza consumare lo corpo. Di M C anni non loro sarà una ora(1323), allo grande diletto in che egli saranno. Quegli dello inferno(1324) pena e paura e dolori e trestizia e angoscia e onta e villania e martirj e infermitadi e tormenti, che della grande pena ch'egli avranno, ciascuna ora(1325) parrà mille anni; e vorranno morire, e la morte gli sfuggirà.
(1322) Nel n. t.: correnti. — Abb. preferita la lez. del C. R. 2.(1323) li mille anni non parrà a loro una ora C. R. 2.(1324) sottintendi: avranno; com'è nel C. F. R.(1325) Manca ora al n. t. — Abb. suppl. col C. R. 2.
Cap. CCCCXIIII.
Lo re domanda: quelli che sono in ninferno non avranno eglino niuno riposo da Dio? Sidrac risponde:
Quegli che sono nello 'nferno saranno dannati allo sguardamento di Dio. Quelli sono tormentati nel nabisso, che giammai non avranno niuna mercè da Dio, nè niuno riposo. Che tanto come furono in questo secolo, che poteano avere mercè da Dio, non vollono, ma per la volontà pigliarono lo male e lasciarono lo bene; e perciò niuna mercede debono avere; chè gli loro peccati gli ànno dannati allo giudicamento di Dio. Simigliantemente come quelli di paradiso non ànno pene nè dolore, ma gioia e bene e allegreza; altressì quelli dello 'nferno non avranno merciè nè riposo, se non pene e dolore, senza fine. E anche chi facesse preghiere per loro, egli farebbe contro alla volontà di Dio: chè tutte le preghiere che furono e sono e saranno, non gli potrebono aiutare nè valere. Ma quelli che saranno nel purgatorio de' vizi, le preghiere gli aiuteranno bene a trarre di quelle pene. E quelli che saranno in paradiso non avranno mestieri di preghiere; ma quelli che saranno al mondo avranno mestiere delle loro preghiere e del loro aiuto. Egli deono pregare ch'egli loro sieno aiutori(1326) inanzi a Dio. E questo sarà dopo la morte del figliuolo di Dio. Quelli che saranno al purgatorio, quando egli avranno conpiuto il loro termine, egli andranno nel paradiso celestiale, e faranno prieghi per coloro che gli avranno aiutati, e fatto bene e limosina per loro.
(1326) aiutatori C. R. 2.