Lo re domanda: come potrebe l'uomo sapere di cose che l'uomo volesse fare e di cosa ch'egli à impresa a fare, ch'egli n'abbia bene o male, e s'egli si potrà fare di conosciere lo suo criatore? Sidrac risponde:
Idio per la sua misericordia istabilì le VII pianete, a governare lo mondo e tutto le criature e tutte l'altre cose che ci sono suso; e fue donato all'anima senno e memoria di conoscere lo loro istato e lo loro corso, e per ch'egli potesse sapere le cose temporali, le presenti, e quelle che sono a venire. E questa è l'arte della strologia, che Idio volle per la sua pietade che fosse in terra, per lodo di sua persona e per bontade di sua credenza. E per questa arte della strolomia possiamo sapere tutte le cose avenute e che sono avenire, certanamente(1327). E perciò che questa arte non ne pare a tutta gente(1328), si vi diremo noi brievemente una maniera di sapere le cose che voi vorrete sapere o pensare, che questa è la prima arte fosse al mondo, siccome fue insegniata a Giaffet, figliuolo di Noè, per l'angiolo; e però si chiama la prima arte della strolomia dopo Adamo. Giafet seppe questa arte, in prima che lo suo padre Noè la sapesse. E poi che Giafet seppe questa arte di V anni e VIII mesi, la seppe lo padre per lo anunziamento dell'angielo, siccome a Dio piacque, e altre cose molte. E egli la mise in iscritta, e fecene uno libro, lo quale Giafet, lo figliuolo di Noè, ci lasciò dopo la sua morte; e si vi mise tutto quello che l'angelo gli avea insegnato. E questo libro venne d'una mano in altra, tanto che pervenne alle mani del nostro padre.
(1327) Certanamente, certano, forme molto comuni nelle ant. scritture, massime se trad. dal francese o dal provenzale.(1328) La lez. del n. t. è errata, leggendosi: E perciò che questa arte nonne pro alla ria gente e si è iscritto ad alcuno. — Abb. adottata la lez. del C. R. 2., come migliore, se non buona — Il C. F. R. dice: Et por ce que cest art n'en est mie plain a toutes gens, et est oscure a aucuns.
Cap. CCCCXVI.
Lo re domanda: Quando Giafet si partì dal suo padre Noè, in quale parte andò egli? Sidrac risponde:
Quando Giafet si partì dal suo padre Noè, egli venne in una contrada, egli e la moglie e' figliuoli suoi, per moltiplicare. E per la volontà di Dio si venne in una provincia ch'ebe nome inanzi il diluvio Arasien; e quando egli l'abitò, egli le pose nome Persia la grande. Ora avenne uno tenpo ch'egli ebe più figliuoli, tra quali n'ebe uno ch'ebe nome Alinemos, e fue il più piccolo figliuolo de' suoi. Avenne uno giorno che Giafet andò in unamontagna per pascere le sue pecore e l'altre sue bestie, e menò co' lui lo suo piccolo figliuolo. Ora avenne ch'egli lo perdè in quella montagna, per la volontà di Dio; e ivi dimorò perduto VIII giorni e VIIII; e Giafet ne fue molto tristo e molto doloroso, e molto il pianse, e molto si lamentava; e promise a Dio che di quella montagna non si partirebe mai in tutta la sua vita, se lo suo figliuolo non ritrovasse o vivo o morto. E di questo(1329), inanzi ch'egli avesse conpiuti i sette giorni e le XII ore, venne a lui uno angelo da cielo, per la volontà di Dio, che gli disse(1330):
(1329) Per in questo, in quella, allora.(1330) e li insegnò lo suo figliuolo C. R. 2.
Cap. CCCCXVII.
Lo re domanda: che disse l'angiolo a Giafet quand'egli piangea lo suo figliuolo? Sidrac risponde:
L'angelo disse a Giafet: non piangere lo tuo figliuolo, ma fa' com'io t'insegnerò, e tu saprai del tuo figliuolo s'egli è morto o vivo; e ti sia ricordo, per te e per tutti gli altri che dopo te deono venire; e per tutti i tenpi sapere ti conviene l'opere delle pianete e de' segni, com'elle governano la terra, e tutte le criature, e tutte l'altre cose che sono avenire, e quelle che sono istate e sono di presente. Sia lo cominciamento dell'arte del fermamento, e sarà chiamata questa, istrolomia. Quando l'angelo ebbe detto questo, e insegnato, e egli si partì. Giafet fece quello che l'angelo gli avea insegnato, e si trovòe che il figliuolo era sano e salvo, che alle fine de' VII giorni e XII ore egli lo dovea trovare. Gli sette giorni significano le VII pianete, e le XII ore significano gli XII segni; chè le sette pianete e gli XII segni ànno vertude di governare tutte le cose passate e le presenti e quelle che deono venire.