Cap. CCCCXVIII.
Lo re domanda: chi questa arte vuole fare o adoperare che uomo vuole essere di suo corpo? Sidrac risponde:
Chi vuole questa arte aoperare, egli dee essere bene credente nel suo criatore, e che egli aoperi in buona intenzione e di buona coscienzia e di buona fede; amare Dio inverso tutte le genti, essere di netto cuore e di puro. E tenpo sarà che questa arte sarà in alcuna cosa canbiata, cioè le parole che ci sono, che alcuna gente nolle vorranno credere nè dire; perciò non la faranno egli nimica a conpimento; e per questo sapere non potrebono a conpimento la veritade. Ma quelli che la facesse così, come lo scritto di Giafet noi divisa, nella forma che l'angelo gl'insegnòe, quelli saprebono e anunzierebono la veritade, di quello ch'egli vorrebono sapere.
Cap. CCCCXVIIII.
Lo re domanda: quando l'uomo fa questa arte dee egli fare orazione? Sidrac risponde:
Lo giorno che l'uomo vorrà fare questa arte si dee essere netto di suo corpo e di suo cuore e di lusuria e di tutti altri peccati e di tutto male; e si la dee fare in buona intenzione. Questa arte non si può fare se non lo primo giorno della luna e lo V, o lo VIII, o lo XI, o lo XVII, o lo XVIII, o lo XX, o lo XXX giorno.
Cap. CCCCXX.
Lo re domanda: quando l'uomo fa questa arte de' egli essere solo o con alcuno aconpagniato? Sidrac risponde:
Quello che lo fa dee stare in disparte, solo, in uno luogo; o avere co' lui quelli perch'egli la fa. E si dee tenere tre candele accese inanzi a lui, al nome di Dio e della santa trinitade, padre e figliuolo e spirito sancto. Si dee avere fuoco inanzi le candele, o vuogli di qua o vuogli di là. E deono tenere lo volto verso oriente, se egli sono due o tre, che bene vi possono essere, ma più non. Si debono fare VIIII invene(1331), all'onore di Dio e della santa trinitade, padre e figlio e spirito sancto. E quelli che sa l'arte e quelli che sono co' lui deono fare queste preghiere che qui sono iscritte; e se non l'ànno a mente, abialle iscritte; e l'orazioni, ch'elli deono di buono cuore fare, sono queste: sire Idio, nella tua credenza mantienmi; sire Idio, nel tuo sevigio confortami; sire Idio, nel tuo comandamento alluminami. E quando tu avrai fatto questo e detto, tu farai VII invenie(1332), al nome di Dio e della santa trinità, padre e figliuolo e santo spirito.
(1331) La Crusca registra invenia, e la definisce: umile dimostrazione d'abbondante e devoto affetto. — Invenie trovasi usato anche per lusinghe, carezze. Ma qui pare abbia a significare piuttosto invocazioni o scongiuri. — Nel C. F. R. afflicions.(1332) venie C. R. 2.