Lo re domanda e disse: perchè è chiamata morte, e quante morti sono? Sidrac risponde:

Perciòe è chiamata morte, perch'ella è amara, perchè Adamo morse lo pome che gli era vietato; però fummo noi morti. Quella morte che non è di natura(382), siccome quella de' garzoni, e quella ch'è di natura(383), siccome quella de' vecchi uomini, per lo peccato d'Adam è ordinata, la morte(384); altrimenti non morrebbe l'uomo. Che somigliantemente come l'una generazione trapassa apresso l'altra per la morte, e l'una generazione apresso l'altra per la vita, simigliantemente saremmo(385) mutati allora di volto in volto(386), e alla fine saremmo stati tutti simiglianti agli angioli.

(382) natura C. L. — Il C. R. 1. e C. R. 2. hanno matura, ma a noi è parso meglio corregg. di natura.(383) e quella siccome ch'è di natura C. L. — Abbiamo tolto siccome, essendo evidente che è stato scritto per errore. Nel C. R. 1.: k'è naturale.(384) Crediamo questa ripetizione la morte un errore dell'amanuense.(385) saremo C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.(386) di molto in molto C. R. 2. — de mort en mort C. F. R. — de mont a mont T. F. R. Tre varianti che ci paiono tutte erronee. Noi supponiamo che abbia da leggersi di volta in volta.

Cap. XX.

Lo re domanda, e disse: nuoce agli uomini di quale morte e' si facciano? Sidrac risponde:

Non mica, nè poco nè molto, chè quelli che si pensano ch'egli deono morire, quelli non muoiono già di morte subitana; e questo fanno(387) medesimamente i buoni, che in Dio credono, e lo suo comandamento fanno. E questi, in qual modo muoiano, o ch'egli sieno uccisi a ghiado(388), o ch'egli sieno divorati per le bestie salvatiche, o ch'egli sieno arsi in fuoco o anniegati in acqua, o ch'egli sieno appesi come ladroni, o ch'egli sieno morti per alcuna disaventura, non nuoce a loro: giustizia, nè lo loro ben fare non puote essere perduto(389). Questa maniera di morte non nuoce loro niente. Che se egli avessono fatto in questo secolo alcuna cosa, per fragilitade della fievole carne, si è loro tutto perdonato, per la grazia dell'aspera morte. Che della(390) morte de' malvagi uomini, che non credono in Dio, e non fanno lo suo comandamento, egli non ànno grande proficto(391), quando egli giacciono lungamente in infermità, anzi ch'egli muoiano. La loro morte è ria, ch'egli non sono mica morti in Dio(392), nè solamente(393) nollo vogliono pensare; e però la loro morte è molta pessima. Non credono mica quelli che viveranno lungo tenpo dopo noi, Idio del cielo mandi loro buona ley(394) e li X comandamenti(395), già sia cosa ch'(396) egli siano credenti in Dio, se egli non servano i dieci comandamenti, che Iddio loro averà mandati, egli morranno in quell'aspra morte, nè loro profitterà niente(397). Anche non credono gli altri, che viveranno dopo loro grande tenpo, che lo figliuolo di Dio si scienderà(398) in terra, e loro comanderà una buona legge e giusta, e crederanno in lui, ch'egli è verace Idio, e quelli che non faranno i suoi comandamenti, che a loro saranno comandati per li suoi ministri, già l'aspra morte non loro profitterà nè poco nè molto(399), anzi loro nuocie.

(387) questi muoiono C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2., C. R. 1. e C. F. R.(388) a ghiadi C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.(389) car la soe iustisse ne les siens bienfais ne peuent onques estre perdus C. F. R.(390) la C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.(391) perfetto C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.(392) idio C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. e C. R. 1.(393) nella mente C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.(394) Questa parola francese che trovasi nel ms. mostra forse che il volgarizzatore non seppe come tradurla. L'ant. fr. ha loy, ley, legge.(395) li X i comandamenti C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. Dopo comandamenti il C. L. ha: che Idio; ed essendo chiaro l'errore da ciò che segue, abbiano soppresse queste parole.(396) Intendasi avvegna che, come ha il C. R. 1. Già sia cosa che è trad. lett. del franc. ja soit ce que, che significa appunto quoique, bien que.(397) Così abbiamo corr. sulla scorta del C. F. R. che dice: ne lor profitera neent. Il C. L. ha: nè loro perfettamente; il C. R. 2.: nè loro profeta niente varrà; il C. R. 1.: e non proferà loro niente. Proferà supporrebbe un infinito profare, forse fare pro recare utile, non volendo crederlo errore per profitterà. Tutto questo periodo, assai confuso, ci pare da intendere così: Quelli che viveranno dopo noi e avranno da Dio buona legge e i dieci comandamenti, non ritrarranno da ciò alcun profitto, benchè sieno credenti in Dio, se non osserveranno i dieci comandamenti.(398) ascienderà C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.(399) Abbiamo corr. col C. F. R. che dice: ia l'aspre mort ne lor profitera ne tant ne quant. Il C. L. ha: già fia l'aspra morte non loro perfettamente nè poco nè molto. — Ed errate del pari sono le lezioni degli altri codd. ital.

Cap. XXI.

Lo re domanda e disse: come vanno l'anime nell'altro secolo? Sidrac risponde:

L'anime vanno nell'altro secolo simigliantemente come lo malfattore(400) si mena alla giustizia, con grande conpagnia di sergenti; non gli fanno altro(401) se non la giustizia; e simigliantemente, come l'anima si dee partire del corpo morto(402), se ella è(403) ria, si ragunano grande quantità di demoni, e si la portano in ninferno(404), e se l'anima è stata credente verso lo suo creatore, ella sarà diliberata verso la(405) conpagnia d'Adam, quando lo figliuolo di Dio ronperà lo 'nferno, e lo(406) diliberrà(407). E se l'anima non sarà stata credente verso lo suo creatore, ella sarà radice di ninferno tutto tenpo mai(408). Ma al tenpo della credenza del figliuolo di Dio, saranno l'anime menate in tre modi: quelli che avranno tenuto giustamente la sua fede e la sua credenza, e avranno fatto lo suo comandamento, quando questa giusta anima si partirà dal corpo, si raunerà(409) grande moltitudine d'angeli, nella conpagnia dell'angelo che l'averà guardato nelle percussioni(410) e nelle tribolazioni; elli lo porteranno, laudando e glorificando Idio, egli la meneranno nel paradiso celestiale. La seconda maniera, di quelli che muoiono e ànno facto assai male e poco bene, e poi si confidano(411) nella fede, la quale lo figliuolo di Dio àe loro donata e comandata, e s'amendano(412) inanzi la loro morte, quando l'anima loro escie del mortale corpo, si viene l'angiolo di Dio, e si la piglia, e dalla al malignio ispirito; e egli la porta in uno luogo dello 'nferno che si chiama lavatorio(413), cioè purgatorio, di vizii di questo secolo; egli la mette in quello luogo, e no le puote poi più malfare(414), se non quello che lo buono agnolo averà comandato. E quando ella è lavata e purgata quello ch'ella dee(415), e viene lo buono agnolo, e pigliala, e mettela in paradiso celestiale, dove sono gli altri buoni(416). La terza maniera di menare si è di quella anima che tutto tenpo avrà mal fatto, e stata in questo secolo male e in peccato, fuori della fede e del comandamento di Dio: si vengono grandissime moltitudine di diavoli, e piglialla, e portalla a grande onta(417) e a grande vergogna, e mettolla al fuoco dello 'nferno, e là istarà tutto tenpo, che giammai fine non avrà.