Sorgoe è una pietra verde che viene dal paradiso teresto, per uno fiume che di là viene. Questo fiume passa per mezzo la grande India, e per uno grande diserto, e si rauna tra due montagnie, chiuse da tutte le parti, la quale acqua si raguna in uno piccolo mare; e le montagne per lo comandamento di Dio luce non ànno(1488) da tutte parti, sicchè inghiottono l'acqua, e la gettano d'altra parte. In quella montagna à bestie, che sono granti come cani, e sono più correnti che gli uccelli volanti, e non vivono se non di pesci di quella acqua. Queste bestie truovano queste pietre, e le nascondono e serbano nella loro gola, perchè noi no' le troviamo, nè sapiamo le loro virtudi. E l'uomo non puote avere di quelle, se non per le pulcelle. Quando la gente le vogliono avere, elle mettono le pulcelle alla riva di quella acqua, e scuoprono loro lo petto e le poppe, e gli uomini l'amaestrano, che non abiano paura; e le pulcelle si pongono alla riva dell'acqua, e gli uomini si nascondono tra gli albori che vi sono. E quando le bestie che portano queste pietre, sentono le pulcelle, elle si vengono incontanente a loro, e mettono lo muso tra le poppe alle pulcelle, e dello grande diletto ch'elle ànno, s'adormentano come tramortite. E allora gli uomini escono del bosco, e uccidongli, e cavano le pietre loro di gola(1489). Questa pietra è di tale vertude, come Iddio l'à dato, ch'ell'è buona incontro a tutte malizie al corpo, di gotte. E chi bee dell'acqua, in che la pietra sia bagnata, incontanente sana. E chi bee a digiuno uno mese di quella aqua, da indi a uno anno non sente male di gotte. E si è buona al male dello stomaco e degli omori; contra tutte bestie arrabiate e rei vermini. L'acqua di questa pietra guarisce il corpo di tutte malizie e di tutti omori. E quelli che la porta dee essere netto di suo corpo.

(1487) sorigue C. F. R. — sorgie C. R. 2. — Non sapremmo che pietra nascondasi sotto questo nome. — Alcuni naturalisti hanno supposto che per sorgoe siensi anticamente intesi i granati.(1488) ont souspirail C. F. R.(1489) Così nel Tesoro l'unicorno pone il capo in grembo a una fanciulla vergine, e s'addormenta.

Cap. CCCCLXXIII.

Lo re domanda di cramis(1490). Sidrac risponde:

Cramis è una pietra piccola bianca. Chi questa pietra porta colla vertude che Iddio gli à donata, egli potrà andare sicuramente tra nimici e tra tutta gente, e niuno lo potrà vedere. Ma questa vertude non à se non al giorno della luna. Ma ella àe altre vertude ciascuno giorno; che quelli che la vede da mattina e da sera, quello giorno nè quella notte non potrà morire di morte subitana. E chi fosse fedito, e egli la portasse sopra se, quella fedita non puote inpostimire nè infracidare nè avere niuno pericolo. Quelli che la porta sopra lui sarà onorato e pregiato, e tutti gli faranno onore e reverenza. Chi la portasse sopra il suo capo, e dormisse con essa, egli vedrebe certamente quelli che l'odiano e quelli che l'amano. E chi la tenesse sopra il petto d'una criatura, quand'ella dormisse, ella direbe tutto quello ch'ell'avrebe fatto. Questa pietra si truova in una isola del profondo mare d'India la maggiore; e truovasi sopra la rena, alla riva del mare. Quando lo mare la gitta fuori alla riva, gli pesci che la sentono, si vanno fuori dell'acqua, alla rena, là ove ella è; e l'acqua falla loro, e gli pesci muoiono. E le genti che truovano gli pesci alla riva, conoscono che là è la pietra; e allora la cercano, e trovallo. Ma questa pietra si truova rade volte, perchè ne sono meno che l'altre pietre.

(1490) grasinif C. F. R. — Non sappiamo che abbiasi a intendere per questo nome.

Cap. CCCCLXXIIII.

Lo re domanda di vermidori(1491). Sidrac risponde:

Vermidore è una pietra ritonda, come noce e meno; e si rende di notte chiarore come candela; e di giorno grande rinfiabilimento. E si è buona contra tutte malizie del corpo e del ventre. E questa pietra truova l'uomo a una montagna in India; ben profonda nella montagna, nelle vene d'una pietra viva.

(1491) Potrebbe essere la vermiculite, specie di talco, la quale riscaldata alla fiamma di una candela, emette un gran numero di piccoli prismi cilindroidi, che s'allungano, contorcendosi come vermi.