(526) Nel C. L. il titolo del presente cap. è errato; cioè e stato dato a questo Cap. il titolo che appartiene al seguente LIII.; e ad esso LIII., il titolo del LIV.; mentre doveva avere quello del LII.(527) en soi C. P. R.(528) Abb. adottata la lez. del C. R. 2. — Il C. L. ha: la ond'egli lo possa fare.
Cap. LIII.
Lo re domanda se la signoria de' fare asprezza o de' essere piatosa. Sidrac risponde:
La signoria si è dal comandamento(529) di Dio; egli comanda in terra giustizia; e se la giustizia non fosse tra le genti del popolo del figliuolo di Dio, sarebe a maniera di pesci, che lo forte mangierebe lo fievole, e lo grande lo piccolo(530). Tutte le giustizie debono esser fatte(531) per giudicare i rei a diritto e a ragione, e a ciascuno dare la sua ragione. Inanzi che lo figliuolo di Dio venga in terra, nascierà uno re molto buono e credente a Dio e suo profeta(532); e dirae nella sua profezia: benedetti sieno quelli che faranno giustizia, e che la manteranno a tutti i tenpi. Se lo malvagio è preso in alcuna malvagia opera, egli si die iudicare secondo sua uopera(533); e se lo signore vuole avere merciè di lui, e perdonagli una volta, egli lo puote bene fare; ma s'egli vi cade altra volta, egli è ben degno del suo merito(534).
(529) se dal cominciamento C. L. — Abb. corr. col C. R. 1., che concorda col C. F. R.(530) troppo cresciarebbero e malifatori, che li forti mangiarebero li debili C. R. 1.(531) Così ha pure il C. R. 2.; ma il C. R. 1.: tucta justizia dia essare forte. — E il C. F. R.: toute justice doit estre fort.(532) Qui, come in parentesi, sia scritto nel C. F. R.: Roy Daniel.(533) Abb. corr. col C. R. 1. Il C. L. ha: è ispento e lealmente judicare. — Ed errato è pure il C. R. 2.(534) Tanto il nostro che il C. R. 2. hanno: degno del suo merito. — Ed eccone la spiegazione. Nel C. F. R. sta scritto: il est bien dignes de sa deserte avoir. — E siccome deserte avea il significato di merito e di ricompensa, il traduttore ha scambiato l'uno coll'altra. Ed infatti il C. R. 1. ha: è degno di ricievare guidardone di sua uopera. — Vale a dire, è degno di avere la sua ricompensa, la ricompensa di avere perdonato la seconda volta.
Cap. LIV.
Lo re domanda: de' l'uomo fare bene a' suoi parenti e a' suoi amici? Sidrac risponde:
Buono e rio(535). Se gli tuoi parenti sono buone genti, e sono disagiate, e ànno perduto lo loro per disaventura, loro dei ben fare e consigliare e atare. E se i tuoi parenti e i tuoi amici sono rei, e perdono in male, per la loro volontade, grande malfatto fae chi fa bene loro, e tutto si perde; altressì come uno grande ciero di bella ciera, accieso inanzi a uno uomo cieco, che non vedesse lume, o come la candela allo lume del sole, ch'ella non à nullo valore. Simigliantemente aviene de' rei uomini, che si perde tutto, siccome la cera inanzi al cieco, e la candela inanzi al sole.
(535) Egli ene bene e si è male C. R. 1.