Lo re domanda che cosa è gentileza. Sidrac risponde:

Gentileza è podere e largheza e vecchia possessione d'avolo e di bisavolo. Quelli che à più di podere è più gentile. E si à anche altre gentileze. L'uomo che àe grande podere e è villano del suo corpo, sapiate che quelli non è gentile, anzi è ricco. Uomo di podere e savio e cortese e di buona aria(536) e bene insegnato(537), quelli puot'essere chiamato gentile uomo; che tutti siamo d'Adamo e d'Eva venuti, e fummo dal cominciamento del mondo; e quelli che à magior podere, e meglio insegnato, e più beni sono in lui, questi è gentile uomo.

(536) dibuonaire C. R. 1. — De bon aire si disse nell'ant. fr. per di buona indole; onde poi debonaire, per buono, dolce, affabile. Anche il prov. ha de bon ayre, ma non l'aggettivo debonnaire, rimasto esclusivamente al francese.(537) Nell'ant. fr. trovasi adoperato come sostantivo il part. pass. del vb. enseigner, enseigné, nel senso di dotto, sapiente. E il trad., avendo trovato enseigné ha voltato in ital. insegnato. Insegnato registra la Crusca per ammaestrato, e per accostumato, scienziato, dicendo di quest'ultimo significato, ch'è maniera antica che viene dal Provenzale.

Cap. LVI.

Lo re domanda: come fa freddo quando il tenpo è chiaro? Sidrac risponde:

Quando lo tenpo è chiaro e l'aria è pura e chiara, lo freddore(538) isciende dall'aria in terra, e caccia con travaglio(539) in terra lo calore. E quando l'aria è turbata(540) lo freddo non può venire giuso alla terra, lo calore della terra monta di sopra, e lo caldo viene; cioè a sapere lo calore del sole si de' intendere che scalda la terra di notte, quando fa lo suo torno.

(538) splendore C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., sull'autorità del C. F. R. che ha: la freidor. Vogliamo notare che freidor è parola schiettamente provenzale. Il franc. ha froit, freit, froideur, froidour.(539) Il C. L. ha: con travale ( travail, franc.). — Abb. corr. col C. R. 2.(540) Tutto ciò che segue di questo Cap. è tratto dal C. R. 2., essendo la lez. del nostro stranamente confusa ed errata.

Cap. LVII.

Lo re domanda: puote l'uomo conosciere li buoni uomeni dalli malvagi per neuno segno? Sidrac risponde(541):

Li buoni uomini ànno allegri volti, quando egli ànno buona coscientia(542), e sono sicuri della perdurabile(543) vita; e li loro occhi sono isprendenti, e le menti sono molto misurevoli(544). E per li dolci coraggi(545) ch'egli ànno, si ànno dolci parole. Ma gli malvagi, per la ria coscientia(546) ch'egli ànno, si ànno molti scuri coraggi, e non possono essere istabili in loro fatti nè in loro detti; e si sono molti mordabili(547) e pieni di maltalento, e si vanno molto dismisurando(548); e ciò che ànno(549) in cuore dimostrano in loro faccia e in senbianti, in loro fatti e in loro detti(550).