(560) Il solito errore già notato indietro. Corregg. sebbene (ja soit ce che).
Cap. LXIII.
Lo re domanda: può lo reo uomo avere l'amore di Dio come il buono? Sidrac risponde:
Lo malvagio puote avere l'amor di Dio altressì leggiermente(561) come il buono; chè a Dio piacerà più la conversazione del rio che del buono, perchè lo buono è tutto suo, e lo rio àllo perduto(562). Simigliantemente colui che à perduto alcuna cosa, e egli la ritruova, egli à magiore allegreza di quella ch'egli à ritrovata, e àlla in suo podere(563). E Iddio chiama comunemente lo rio come il buono. Simigliantemente come una gente che sono in una nave in mare, e la fortuna è grande, e sono tutti ispogliati per paura, e per notare; lo mare porta la nave, e lo vento sospigne tanto, che la nave viene a terra, e fiede in una rôcca, e si ronpe, e tutta la gente n'escie fuori in una piccola piazza(564); e truovano due fiumi molti correnti: in su ciascuno fiume, uno ponte; l'uno de' ponti è molto fermo, e l'altro è molto debole, che non potrebe sostenere uno uccello. Di là dal forte ponte si à uno ricco uomo, e tiene molti vestimenti intorno di lui, e è in uno bello giardino. Egli chiama quella gente, ch'escie fuori di quella nave, e dicie loro: venite a me, e passate sicuramente su per quello ponte, e io vi menerò in questo giardino; e guardatevi di passare per quell'altro ponte, perchè egli è molto debole e molto pericoloso, sicchè egli non vi potrà sostenere; anche v'à grande fuoco; dopo lui si à gioganti con molti grandi uncini, che, così tosto come voi caderete nell'acqua, i gioganti vi piglieranno cogli uncini, e metterannovi in quello fuoco. E egli guardano, e vedono l'altro ponte, e la fralezza e gli gioganti e gli uncini e lo fuoco. Quelli che passeranno sopra lo forte ponte sono salvi, e saranno vestiti e messi nel bello giardino, con grande allegreza; e quelli che passano per lo debole ponte andranno nell'acqua, e li gioganti gli piglieranno cogli uncini, e metterannogli nel fuoco. La nave significa lo mondo; lo vento e lo mare significa lo tenpo che mena l'uomo alla fine; lo dispogliare significa la ira di Dio, quando l'uomo lascia lo bene e fa il male; lo ronpere in terra significa la fine della vita; i due ponti si è lo bene e lo male; lo buono uomo che siede in capo del ponte, che chiama la gente a ben fare, si è Iddio; gli vestimenti, di che egli vuole vestire la sua gente, si è la grazia; lo giardino si è lo paradiso; lo buono ponte si è lo buon cammino di Dio; lo rio ponte si è lo cammino dello 'nferno; i gioganti e gli uncini si sono i diavoli e gli loro ingegni; lo fuoco si è lo 'nferno. Chi vuole avere l'amore di Dio si passi al sicuro sopra il forte ponte, e sarà vestito di grazia di Dio, e sarà suo amico; e chi passerà sopra il debole ponte, egli sarà nimico di Dio e amico del diavolo, e sarà messo nel fuoco dello 'nferno per tutti i tenpi. L'uomo dee odiare l'amistà del diavolo, perchè egli fa male a' suoi amici, e mettegli nel fuoco dello 'nferno. Questa è malvagia amistà: dee l'uomo seguire tale amico?
(561) Per facilmente.(562) Nel Codice pare che debba leggersi perdure; corretto da noi in perduto, sull'autorità del C. R. 2. e del C. F. R.(563) Migliore la lez. del C. R. 2.: à magiore allegressa di ritrovare quello che avea perduto, che non à di quello che àe in suo podere.(564) en une petite place de terre C. F. R.
Cap. LXIV.
Lo re domanda: come puote la creatura uscire della femmina ch'è piena nel suo corpo? Sidrac risponde:
La virtù di Dio e 'l suo podere è troppo grande: che, così come egli à podere di mettere dentro dal corpo, e uno corpo dentro a un altro, così à elli podere a fare uscire, a sua volontade, o vivo o morto. Quando la femina vuole partorire, tutte le sue giunte(565) s'aprono e allargano l'una dall'altra, salvo il mento(566), per la virtù di Dio, come una matera di pasta. E si tosto com'egli(567) averà l'aria, per la virtù di Dio, l'ossa gl'induriscono e diventano come noi siamo; e la femmina si richiude sanza niuna mancanza(568). Simigliantemente così è se l'uomo tirasse lo dito dentro una scodella piena di mele; inanzi lo suo dito si lorderebbe, e dietro non si lordasse, nè più nè meno come se non fosse toccato(569); simigliantemente si richiude la femmina dopo il partorire, siccome ella non avesse partorito, nè fosse stata aperta.
(565) giunture C. R. 2. — „Perchè sì forte guizzavan le giunte, Che spezzate averian ritorte e strambe.„ Dante, Inf., 19.(566) Non sappiamo invero quello che qui abbia che fare il mento; ma mento ha pure il C. R. 2., e menton il C. F. R.(567) Intendi: il figliuolo.(568) bleseure C. F. R.(569) A decifrare il senso di questo periodo non giova la lez. del C. R. 2.: simigliantemente così se l'uomo tirasse lo dito in dirieto a una scudella di mèle, inanzi al suo dito si lorderebbe, nè più nè meno come se non fosse toccato. — Nè chiaro è il C. F. R.: — ensement si com l'om traist son doy en une escuele pleine de mel, devant, son doit au tirer, s'ouvriroit, et après se recloiroit, come se il ne fust onques touche. — Ma, messo il testo francese della Riccardiana a confronto col francese della edizione Palatina, e corretto, il senso esce fuori abbastanza chiaro: tout ainsi come ung homme tiroit son doy parmy une escuele plaine de miel, devant, son doy au traire, il ouvriroit, et dessus se clorroit, comme s'il n'y eust pas bouté. — Che vuol dire: come un uomo che traesse il suo dito da una scudella piena di miele, il miele, nel trarre il dito, prima s'aprirebbe e poi si richiuderebbe, come se non fosse stato toccato. — Non sapremmo spiegare come il trad. abbia confuso lordare con aprire.