Cap. CIX.

Lo re domanda: può l'uomo scanpare dalla morte, per nulla ricchezza o per niuna cosa, per forza o per ardire nè per fuggire? Sidrac risponde:

La morte è simigliante all'aria di questo secolo, che tutte le creature che vivono, conviene che vivano di lei; e se l'aria loro falliscie una ora, morti sarebono. Già non può essere tanto sotterra, che l'aria non vada(711); e chi non sente l'aria si è morto. Altressì della morte; che niuno nolla puote fugire, che non sia morto(712), per tenpo o tardi; chè s'egli andasse al nabisso della terra o al fondo del mare, o s'agrappasse(713) all'aria, della morte non potrebe fugire; chè, in qualunque luogo egli sia, o alto o basso o grande o piccolo, la morte va tuttavia a lui, che uno solo passo nollo lascia; anzi lo porta sopra a sè, come uno de' suoi menbri, e più; chè uno de' suoi menbri potrebe l'uomo tagliare, uno o due o tre, e gittagli via; e tutto l'avere del mondo e tutta la forza non potrebe l'uomo acattare(714) a vivere una sola ora più che a Dio venisse a piacere; chè buoni e rei, ricchi e poveri, vecchi e giovani, frali e forti, savi e folli morire gli conviene, chè niuno ne puote scanpare.

(711) Così hanno pure gli altri Codd. italiani. — Ma il C. F. R. corregge l'errore: ja ne peut estre soute terre cosse che de l'air vivent.(712) che non moia C. R. 2.(713) Nel C. F. R.: campast en l'air. E probabilmente aggrappasse fu, nell'intenzione del traduttore, volgarizzamento di campast.(714) rechepter T. F. P. — nolla potrebbero ricomprare nè scanpare una quarta ora più, se a Dio ec. C. R. 1. — non potrebono avere gracia di fare vivere una sola ora più, che a Dio ec. C. R. 2.

Cap. CX.

Lo re domanda: è buono a rispondere a quelli che folle parla? Sidrac risponde:

A quelli che follemente parlano l'uomo loro non degnia rispondere, se le sue parole non sono in suo danno. Che alcuna volta che i folli parlano d'alcuno uomo follemente, e l'uomo non sa perchè(715) quelli si dice, se egli risponde, ogni uomo saprà che per lui l'avrà detto. Quando lo savio è ripreso, ch'egli abia follemente parlato, egli se ne vergogna e si pente; e lo folle quando egli parla follemente, e l'uomo lo riprende, egli si cruccia e si infolliscie più; e afermano incontanente le loro folli parole; e si ingenerano molte follie, e in pensieri e in ragioni e in grandi pianti(716). E lo tacere vale meglio che lo rispondere a cotali gente.

(715) per cui C. R. 2.(716) et de la sont engendrees moult de folles pensees et de raisons et de grans plaitz T. F. P. — Notisi l'errore di avere tradotto plaitz per pianti, mentre vuol dire disputa, litigio. Infatti il C. R. 2., che concorda nel resto col C. L., ha, invece di pianti, piati.

Cap. CXI.

Lo re domanda: qual'è la più grave cosa che sia? Sidrac risponde: