(875) par deux hommes dont l'ung eut nom Tubal et l'autre Tubalcain. T. F. P.(876) Il traduttore non ha inteso, ed ha quindi messo insieme parole senza senso. Ecco la lez. del C. F. R.: Et le trova premierement par le son de l'aigue corante, et per le son dou vent des arbres; car il temproit le son de l'aigue corante, de pierres, de haut et de bas, car l'une partie donoit plus grant son che l'autre par sa autesse et par sa basesse.(877) scandail. C. F. R. — exemple T. F. P. — scandaglio è usato per esperimento, esempio. La Crusca non ne registra che un esempio del Berni.

Cap. CLXXVII.

Lo re domanda: l'uomo che nascie sordo e muto, che linguaggio pensa e intende lo suo cuore(878)? Sidrac risponde:

L'uomo che nascie sordo e mutolo, nè parlare non puote, egli pensa e intende lo linguaggio del suo primo padre, cioè Adamo; e lo suo linguaggio fu ebreo. Dunque per diritta forza conviene che ritorni allo linguaggio del suo primo padre, ciò fu Adamo, là ond'egli fu schiantato. Altresì come uno omo che pigliasse i noccioli d'uno frutto d'uno alboro e si gli piantasse, quello nocciolo farebbe uno altro alboro simigliante a quello ond'egli fosse stato(879); e farebe il frutto di quella medesima senbianza e colore e sapore, come dal suo principio. E per tutte quelle volte che l'uomo piantasse di quelli noccioli, nascierebono albori e frutti di quella medesima senbianza e colore e sapore, come dal suo principio. E chi pigliasse di quello albore, e lo nestasse cogli altri frutti, egli diventerebbono di quella senbianza di quello onde furono nestati. Altressì fummo noi del primo linguaggio d'Adamo, primo nostro padre; e poi siamo nestati con altri legnaggi. Che chi pigliasse uno garzone di XI giorni o di meno, che non sapesse parlare nè intendere, e che lo mettesse in uno luogo che non potesse udire niuna persona parlare, e che l'uomo gli desse e facesse tutto ciò che bisognasse, e fosse sanza parlare altrui, quando egli avesse X anni o più, egli non parlerebe altro linguaggio che del suo primo padre, cioè ebreo; come la natura dell'albero che ritorna a sua natura.

(878) en son cuer. C. F. R.(879) manca al n. c. da là ond'egli fino a ond'egli fosse stato. — Abb. suppl. col C. R. 2.

Cap. CLXXVIII.

Lo re domanda: perchè sono gli nuvoli l'uno bianco e l'altro nero? Sidrac risponde:

Per due cose quelli che sono bianchi son posti da lungo l'arie(880), e tengono l'uno capo verso terra e l'altro verso il cielo; e lo chiarore del sole lo fiede e allumina col suo lume; e la luna lo fiede di notte e le stelle; e per questa ragione risprendiscono(881), e diventano bianchi. L'altra ragione si è perch'elli sono sottili e vani(882); e per lo caldo e per lo calore del sole elli passa la notte lo freddo dell'aria; e lo lume della luna gli passa(883); e perciò sono elli bianchi. Quelli che sono neri elli toccano l'aria di largo(884), e sono ispessi e grossi; e lo chiarore del sole nè de la luna nolli possono passare; e però sono elli neri.

(880) sunt assises dou lonc de l'air. C. F. R. — Assises da seoir. asseoir, être placé, situé.(881) risplendono.(882) vaines. C. F. R., leggeri.(883) les perce. C. F. R.(884) de travers. T. F. P.

Cap. CLXXIX.