Cap. CLXXXII.
Lo re domanda: gli occhi che lagrimano ispesso donde viene? Sidrac risponde:
Gli occhi che lagrimano ispesso aviene dalla tenerezza del cuore e dalla purità del coraggio. Chè lo cuore che è tenero e puro, incontanente che ode cosa che gli dispiaccia, sì la pensa e guata; e sale l'acqua della sua tenerezza suso agli occhi; allora piange, e getta l'acqua fuori, per travaglio e per angoscia, che à il cuore, che è tenero e pietoso. Apena puote l'uomo male avere da lui, cioè per forza degli omori, che sono di quattro conpressioni al corpo; che la loro durezza sormonta la tenereza del cuore. Gli occhi che spesso lagrimano fanno grande abagliamento al cuore; che per le lagrime che gli occhi gettano, raffreddano l'arsura e lo calore del cuore. Gli occhi che non lagrimano, non possono avere ciò. Loro aviene, per la grande dureza, ch'egli ànno al cuore della grande fellonia. Cotale cuore apena potrebe pensare se non malizia e ingegno all'altra gente(889); e quando pensa alcuna volta l'uomo bene, ciò non gli aviene già per lui, ma per gli omori umidi che al corpo sono, che sormontano la sua dureza e la sua fellonia, e lo fanno per forza pensare in alcuno bene.
(889) Car tel cuer apeines puet penser que a malice et a engigner ec. C. F. R. — Engigner, ingannare.
Cap. CLXXXIII.
Lo re domanda: quante maniere di gente de' l'uomo onorare(890) in questo mondo? Sidrac risponde:
Primieramente l'uomo dee adorare lo suo criatore, che lo fece e lo disfarà, quando lo suo piacimento sarà. E apresso dee l'uomo portare onore alla sua moglie, che Idio gli à donata a conpagnia, altressì come egli donò a Adamo Eva; e a loro comandò che amendue fossono una cosa. Ciascuno simigliantemente così dee essere alla sua moglie. E apresso deono adorare lo loro Signore, a cui egli à data la fede, per guardarlo e per salvarlo in tutte l'altre cose che intervenire possono. E apresso deono onorare il padre e la matre sopra tutte l'altre cose; e gli dee aiutare e mantenere lealmente. E apresso dee poi l'uomo onorare lo suo buono fattore, é figliuoli é fratelli é parenti é suoi amici; e ciascuno onorare e amare lealmente.
(890) debono orare. C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.
Cap. CLXXXIV.
Lo re domanda: qual'è lo più largo uomo del mondo? Sidrac risponde: