Lo re domanda: tutte le femine sono d'una maniera? Sidrac risponde:

Tutte le femine sono fatte d'una cosa, e ànno una taglia(902) dentro e di fuori. Ma alcune sono che ànno più calda conpressione che un'altra. Ma di menbri che vedere non si possono, che sono dentro del corpo della femina, tutti sono a una similitudine. E di ciò ch'all'uomo apartiene di fare alla femina, elle sono tutte uno; altressì è la più bella del mondo come le più laida. Ma elle non sono tutt'uno nè di detti nè di fatti, che l'una è migliore che l'altra. Ma alcune gente sono, che dicono che l'una femina è più dolce che l'altra; e questo aviene per tre cose: la prima della biltà della femina, e bene vestita e netta e bene adornata: l'uomo si diletta più co lei che con quella che è brutta e laidamente vestita; l'altra cosa che passa l'altre due, si è quando l'uomo ama la femina di cuore e di volontà; e egli si diletta più in lei, che con quella che non ama; e altressì fanno le femine degli uomini.

(902) et si ent unes entrailles. C. F. R. — Entrailles qui pare che, oltre le parti interne del corpo, stia a significare anche le esterne. — Anche il T. F. P. ha: et si ont telles entrailles l'une comme l'aultre, dehors et dedans.

Cap. CLXXXXIII.

Lo re domanda: dee l'uomo fare a sapere al suo amico la dislealtà della sua moglie? Sidrac risponde:

Se la femina del tuo amico è malvagia, e porta dislealtà al suo marito, e dannagio gli fa, e tu te ne puoi avedere, tu cortesemente lo dei bene fare a sapere al tuo amico, in bello modo, conciosia cosa che si crucci. Che se tu gliele fai a sapere, per aventura si guarderà della sua onta e del suo danno, e metterà consiglio che torni in suo prode e in suo onore. E se tu non gliele(903) fai a sapere, ed egli si puote fortemente adontare, e lo suo puote malamente consumare. E per quella cagione tu lo dei fare a sapere della sua masinada(904).

(903) vuogli gliele. C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.(904) masnada. C. R. 2. — maisnee. C. F. R. — Pare che voglia intendere: tu devi fargli sapere ciò che accade nella sua famiglia.

Cap. CLXXXXIV.

Lo re domanda: fa alcuna cosa l'afrettare(905)? Sidrac risponde:

Non già. Quando tu vuogli fare alcuno bene, e tu lo fai celatemente, e tu lo fai bene, a questo tu non dei tropo tardare. Che quando tu vuogli fare alcuno male, e tu t'afretti, tu lo farai, e per aventura, quando tu l'avrai fatto, e' si te ne peserà. E se tu non ti affretti alla mala volontà che tu ài a fare lo male, si passerà(906), e lo tuo cuore raffredderà della mala volontade, e avrai poi allegreza che tu non l'avrai facto. E però l'uomo non si dee tropo afrettare di fare lo male, ma lo bene sì.