(905) meglio assai nel C. R. 2.: quando l'omo de' fare alcuna cosa desi afrettare?(906) Et se tu ne te hastes, la male volente che tu auras a faire te passera. C. F. R.
Cap. CLXXXXV.
Lo re domanda: dee l'uomo amare tutte gente? Sidrac risponde:
Primieramente Iddio. L'uomo dee amare tutte le genti(907), e pregare Iddio che le converta alla sua credenza. Corporalmente noi dobiamo amare quelli che noi amano, e odiare quelli che noi odiano(908). Se tu andassi nell'albergo del tuo amico, che di buono cuore t'amasse, egli ti ricoglierebe di buono cuore e lealmente; E se tu avessi mestiere di lui, egli t'aiuterebe volentieri. Tu dei bene tale amico amare e pregiare e guardare(909). E se tu andassi nell'albergo di colui che t'odia, egli non vi ti lascierebe entrare; e se tu adomandassi alcuna cosa, egli non la ti darebe nimica. Cotale uomo non dei tu punto amare, ma odiare, e allungarti da lui.
(907) Primamente tu dei amare Iddio, e tutte le genti, e pregare Iddio, ec. C. R. 2. — Esperfuelment en Dieu doit l'om amer toute gens, et prier, ec. C. F. R.(908) È questo, invero, un precetto tutt'altro che cristiano, e non sappiamo come possa accordarsi coll'ascetismo ond'è pieno il libro di Sidrac. — Gli altri Codd. concordano perfettamente col nostro.(909) Per conservare.
Cap. CLXXXXVI.
Lo re domanda: sono tutte le genti comunali in questo mondo e secolo? Sidrac risponde:
Quegli che nascono e dimorano in questo mondo sono comunali; ma non di corpi, ma non di venbri e di riccheze nè di povertade nè di coraggi nè di cogitazioni. Che nel mondo àe assai gente che ànno i menbri che noi abiamo noi, e altri più. E assai sono quelli che sono d'altre maniere che noi non siamo. Eziandio assai sono(910) gli ricchi e assai li poveri. Ma alla natura(911) e alla morte siamo tutti comunali. Quando lo veracie profeta verrà nella Vergine Maria, e morrà nella croce, per diliberare Adamo e gli suoi amici dello 'nferno, e quando egli gli avrà diliberati, e' dirà una parola della sua sancta bocca, molto chiara: chi in inferno entrerà giamai non uscirà, in tutto seculo non finerà. Nè nulla delle sue parole canbierà. E però quelli dell'altro secolo non sono nè non saranno comunali, che gli buoni saranno in gloria a tutti i tenpi, e gli altri saranno tormentati alle pene dello 'nferno, dove saranno grande pene e grande dolore, che giamai non avranno fine.
(910) Manca al C. L.: assai sono — L'abb. agg. dal C. R. 2.(911) natività. C. R. 2.