Cap. CCXXI.
Lo re domanda: uomo e femina che si traamano(980) e si dilungano uno grande tempo e poi s'accontano, possonsi eglino amare come di prima? Sidrac risponde:
Sì più(981) che dinanzi, per l'usanza, e per lo buono servigio che l'uno fa all'altro, e per lo dare e per lo pigliare, si possono amare più che dinanzi come altressì uno albore ch'è in uno giardino, e lo giardino lo comincia ad innacquare e a studiare, l'albore in pochi giorni rinviene in sè, e comincia a riverdire, e diventare così buono e bello come dinanzi, e più, per lo buono servigio e per lo studiamento ch'egli ebbe; e se lo giardino l'avesse lasciato di tutto in tutto, egli sarebe secco(982). Così aviene dell'uomo e della femmina, che si vogliono più bene che di prima; altressì come l'albore riverdiscie e riviene, quando egli è bene abeverato e servito dal giardino.
(980) s'entraiment C. F. R., che vale amarsi scambievolmente.(981) puote C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., sulla scorta del C. F. R. che ha plus.(982) Gioverà riferire la lezione del C. F. R., alla quale è conforme la lez. del C. R. 2.: com I arbre chi est en I iardin, et le iardinier le laist a nonchaleir, et ne le vodra laborer ni abeurer; cel arbre comencera a feblir et a sechier, et puis chant le iardinier le comence abeurer et laborer, l'arbre en I poi da iors revient a soi, et comence a reverdir, et devient si bon et si biau com davant et miaus par le bon servise et le bon garniment che il li met; et se le iardinier l'eust laisse de tout en tout, il fust gaste, con cosse obliee. — Notisi nel n. t. giardino per giardiniere, che è pure nel C. R. 2. — È noto come ant. siasi invece usato giardiniere per giardino.
Cap. CCXXII.
Lo re domanda: come l'uomo alcuna volta la femina e la femina l'uomo amansi? Sidrac risponde:
Quando l'uomo vede la femina e la femina l'uomo, e egli s'amano, sapiate che ciò aviene della volontà del cuore, che è di frale comparizione(983); e per la volontà del loro cuore, tengono lo diletto di quella vanità e di quello viso e della biltà, che in loro sarà somigliata a' loro cuori(984); e tali cuori mirano follemente, e tengono quella follia nel cervello, e poi risponde agli occhi del capo, e li fa follemente guardare a quella criatura, e sì gli diletta in quello pensiero(985). Ma lo savio cuore che è forte e fermo, quand'egli vede alcuna altra criatura bella, egli pensa in sè medesimo e dice: benedetto sia Iddio lo criatore, che così bella criatura à fatta; e rende grazie a Dio; nè giamai gli risoviene di quella criatura più, nè di biltade nè poco nè molto; e se pure gli soviene, no'gli farà niuna forza. Altresì aviene alla buona femmina.
(983) compressione C. R. 2.(984) che in loro sarà simigliante al loro cuore C. R. 2.(985) et por la vanite de lor cuer si retinent le delit de cel vice de la biaute de lor cors chi lor sere resenblee a luer cuer; et cel cuer tremue folement, et tient celle folie en la servelle, et respont as iaus de la chief, et les fait solement regarder a celle regardure de la creature; et le cuer chi est fol et vain pense folement en celle creature, et ce delite en celle pencee, et par cel delit convient che il l'aime. C. F. R.
Cap. CCXXIII.
Lo re domanda: chi fa uno falso saramento di Dio per x cose falsare, è egli spergiuro per una volta? Sidrac risponde: