Lo re domanda: lo pensiere che l'uomo pensa onde escie?(989) Sidrac risponde:
Lo pensiero che gli uomini pensano escie della scienzia, e la scienzia è di puro coraggio; chè se lo cuore è buono, egli pensa tutte cose sottilmente, di ciò ch'egli vuole e di ciò ch'egli non vuole, bene e male. E tutto aviene della scienzia, che viene di puro coraggio. Sapiate che questo muove di grande scienzia, chè quelli ch'è di puro coraggio è savio. Lo puro coraggio che egli ànno si è del loro puro sangue, che intorno allo loro cuore corre, e per la purità del cuore e del sangue rischiariscie lo cervello; e quello cervello, per lo suo rischiarimento, mostra chiareza agli occhi e allegreza a' menbri. Perchè l'uomo sia savio e sottile non dee adoperare la sua iscienzia in male, anzi in bene, e in tutta dirittura e in tutta lealtade; e se egli altrimenti lo fae(990), sapiate che la scienzia è perduta in lui. Questi sono chiamati bestie, e peggio che bestie; che la bestia pensa alcuna volta di sua vivanda trovare, e dell'acqua a bere. Perciò diciamo noi che quelli che non à niuno pensiero al cuore, sono pegio che bestie che eglino lo dovrebono avere, e in Dio credere sopra tutte le cose.
(989) Meglio nel C. R. 2.: da che viene lo pensare?(990) fae. C. R. 2.
Cap. CCXXVII.
Lo re domanda: per che cagione sono gli uomini malvagi mali(991)? Sidrac risponde:
Per tre cose: la prima si è delli rei omori che sono nell'uomo, sicchè li malvagi omori e le collere sormontano e signoregiano i buoni omori(992); cioè a dire che i mali omori signoregiano il corpo e il fegato, e cuoprogli il cuore, e riboliscono(993) lo cervello, e portallo in terra, e fannolo travagliare de' piedi e delle mani(994), e fannolo ischiumare la bocca, e tolgogli il senno e la memoria, e fannogli sognare rei sogni, diavoli, dragoni, orsi, serpenti, cani e malvagie bestie, che lo divorano e battono; e sogna d'annegare in acqua e d'ardere in fuoco. E tutto questo è dalla forza de' malvagi omori. E quando i mali omori si cessano, e lo male lo lascia, e elli raccontano quello che elli ànno veduto in loro visione; e quelli a cui elli l'averà contato, pensa che ciò sia istato per diavoli. Sapiate che lo diavolo non à podere di nulla(995), che Iddio creda fermamente; che non è niuna anima, che sopra terra vada, ch'ella non abia seco uno spirito, cioè a dire un angelo, che la guarda, perchè lo diavolo no' le faccia male, se ella non consente per la sua volontà. L'altra maniera si è lo corpo, che è intorniato e ornato(996) di molti peccati, nè in Dio nè in suoi comandamenti non vuole credere, nè fare(997). Alcuna volta lo diavolo si dimostra a colui, in molte maniere e figure, e gli entra in corpo, e travaglialo molto fortemente; e l'angelo di Dio nollo vuole aiutare, anzi l'abandona. Ma non intendere già che egli lo lasci uccidere; ma egli a la sua volontà gli fa fare tali cose, che egli perde il corpo e l'anima. Ma se egli a Dio vuole tornare, e lo diavolo lasciare, già lo suo ingegno non gli varrà; nè la sua forza nè 'l suo ingegno forza nè podere non averà sopra lui. La terza maniera si è della fallanza del cuore. Quando l'uomo è codardo e pauroso, e egli vae fuore di gente(998), di giorno e di notte, pensa nella paura, e cade in malvagio male; che sì tosto come egli àe la paura, gli rei omori sì si muovono, e rinfabiliscono nel suo corpo, e fannonlo sognare di malvagi sogni, cioè della fallenza del suo corpo.
(991) Correggasi col C. F. R.: por quoy cheent les gens de mauvais mal? — Nel C. R. 2.: da che aviene che le genti ànno così forti malatie?(992) li malvagi omori si raunano nel corpo, e l'uno s'acapiglia nell'altro. C. R. 2.(993) infiammano. C. R. 2.(994) e si li fanno menare li piedi e mani. C. R. 2.(995) Di nullo per sopra nullo.(996) È da credere usato ironicamente. — Anche il C. F. R. ha: adornes.(997) ne Dieu ne son comandement ne viaut croire ne faire. C. F. R.(998) hors de la gens. C. F. R.
Cap. CCXXVIII.
Lo re domanda: quali sono gli più pericolosi menbri del corpo? Sidrac risponde:
Gli occhi sono i più pericolosi menbri del corpo, e quelli che fanno perire lo corpo e l'anima. Che lo diletto della vista gli occhi avanzano al cuore(999), e mettollo in pensieri, e fanno peccare lo corpo e l'anima. E se egli non vedessono, lo cuore non disiderebbe nimica tante cose com'egli disidera, che più disidera quelli che vede, che quelli che non vede. Che per la vista degli occhi lo cuore e 'l corpo e tutti menbri triemano e ànno grande paura e grande ispaventamento. Altressì come quelli che vede lo male inanzi di lui, elli àe magiore paura che quelli che l'ode e non vede. E d'altra parte gli occhi sono più teneri che altri menbri del corpo, e sono quelli che guardano lo corpo di pericoli corporali.