I genitori, cresciuti nella religione cattolica, lasciavano ai figli la scelta delle loro credenze. Mary era libera pensatrice, e, senza alcuna affettazione, senza sparlar mai della fede altrui, alla domenica assisteva alle conferenze che sul libero pensiero facevano a New-York gente di gran talento, come il prof. Adler.
Sebbene la sua famiglia fosse di agiata condizione, attendeva molto volentieri al disbrigo delle faccende domestiche. Sapeva cucire e ricamare magnificamente, ma era anche buona cuoca. Solo ogni tanto l'assalivano delle velleità da bambina. Quando fioccava la neve, indossava improvvisamente il waterproof e correva in istrada a farsi tirare in una piccola slitta dal fratello minore e a baloccarsi insieme con alcune amiche.
Non assumeva mai quelle arie sentimentali che hanno spesso le fanciulle d'Europa appena arrivate alla pubertà; era anzi allegra, vivacissima, e si abbandonava sovente a risate rumorose che mettevano in mostra i suoi bellissimi denti.
Si recava alle lezioni del collegio sola, come tutte le compagne, coi suoi bravi libri sotto il braccio, viaggiando nell'Elevated Railroad, la strada ferrata che attraversa la città. Vestiva con buon gusto senza civetteria ed amava i fiori, ma preferiva i confetti.
Quando io la conobbi non sapeva forse ancora esattamente ciò che fosse l'amore. Probabilmente ne sentiva già il bisogno senza volerlo e fra un capitolo della breve storia degli Stati Uniti e un problema aritmetico, intravvedeva qualche paio d'occhi neri e di baffetti nascenti. Forse non ci aveva ancora pensato e il giorno in cui avesse trovato la cosidetta incarnazione dell'ideale sotto le forme di un bel giovinotto, avrebbe perduto gli ultimi giocondi vestigi della fanciullezza e il suo carattere avrebbe subito qualche modificazione, come avviene in tutte le giovinette quando il loro cuore s'apre per la prima volta all'ignoto dio.
Intanto rideva e studiava, e i suoi giorni trascorrevano lieti e sereni.
—Ebbene?—mi disse quando ci rivedemmo dopo il ballo di Vanderbilt.
—Ohimè!—feci io—dove sono andati i tempi semplici e patriarcali di
Washington e di Franklin?
—La costituzione della nostra repubblica dice però ancora oggi che nessun titolo di nobiltà sarà concesso dagli Stati Uniti.
—Sì, voi non avete principi, duchi, marchesi, conti o baroni. Molte giovani ricche acquistano un titolo col mezzo del matrimonio; ma, all'infuori di quelle che si vendono a un nobile spiantato straniero per sentirsi dire contesse o marchese e farsi ricamare una corona sul fazzoletto, non potete vantarvi di avere neppure un meschino cavalierato come quello che viene conferito in Inghilterra a mercanti di candele arricchiti o a sarti in voga, le cui mogli hanno l'ambizione di essere chiamate my lady.