—E dunque?
—Con tutto ciò avete anche voi la vostra aristocrazia. La ricchezza guadagnata, non importa come, prende il posto del merito o del sangue turchino. Come nessuno domanda da noi se gli antenati di un conte abbiano rubato del bestiame, così qui nessuno chiede se il padre d'una milionaria abbia rubato delle ferrovie. Ho veduto da Vanderbilt che quando un americano conta le sue ricchezze a centinaia di milioni, prende il suo posto alla testa della società, precisamente come il duca di Norfolk ha la precedenza, nella sua qualità di primo duca e conte, alla Corte d'Inghilterra. Ho veduto a quel ballo che, per appartenere all'aristocrazia americana, una signora può avere le mani rosse, la pelle ruvida, la voce rauca, i modi più volgari, ma deve essere molto ricca e vestire sfarzosamente. Allora può entrare nella migliore società e ricevere gli omaggi del mondo americano.
—Queste sono eccezioni—fece la signorina Mary.
—Sì, ma quando in un paese la coltura e la virtù non contano nulla e tutto è l'oro, visto che col danaro solo si ottiene quello che si vuole, si fanno pazzie per cercare di arricchirsi rapidamente. L'altro giorno un medico mi diceva che è incredibile la quantità di morfina che si usa a New-York per lavorare con attività febbrile.
—Questo è vero, pur troppo.
—Il caffè, il the, il tabacco, mi raccontava, e tutti gli altri alimenti nervosi, narcotici ed eccitanti di cui si contentavano finora gli uomini, non hanno più alcun effetto sopra i nervi malati di moltissimi nostri giovani. Essi ricorrono all'oppio e alla morfina. Cominciano coll'iniettarsi piccole dosi di quest'ultima quando hanno l'emicrania, l'insonnia o il mal di denti, e poi finiscono per prenderne tutti i giorni, aumentandone la quantità, vivendo in uno stato di benessere fattizio, sparito il quale si sentono spossati, malinconici, tristissimi. Quel medico mio amico conosce parecchi di questi infelici i quali hanno la pelle delle braccia tutta bucherellata dall'ago con cui si fanno le iniezioni. Un giorno gliene capitò uno in ufficio, pallido, cogli occhi semispenti. Lo pregò di dargli della morfina, ne prese una fortissima dose sottocutanea e gli confessò: «Non avevo più denaro per comprarne, e non posso più vivere senza questo narcotico.»
—È proprio così—appoggiò Giorgio, il fratello di Mary.—Abusano degli alimenti nervosi coloro specialmente che lavorano col cervello: vi sono giornalisti e pubblicisti che ricorrono all'oppio per trovare l'energia e la forza d'ingegno che non hanno; scrivono con maggior facilità sotto l'influenza della droga asiatica, ma finiscono poi col logorarsi le cellule e diventano ben presto incapaci di fare quello che facevano prima di ricorrere all'oppio.
—Guai—disse il signor Antonio, l'architetto padre di Mary e di Giorgio—se l'emigrazione non versasse sulla costa atlantica dei veri torrenti di sangue fresco e sano!
—Gli americani—continuò Giorgio—sono il popolo più nervoso che esista. I costumi, le faccende politiche, finanziarie, sociali ed intellettuali contribuiscono a mantenerli in uno stato di eccitabilità permanente. Noi (essendo nato qui posso parlare in plurale) abbiamo la sensibilità dei francesi senza la loro elasticità, la serietà del temperamento inglese senza la sua flemma; come razza siamo trascuratissimi per tutto ciò che riguarda le abitudini sistematiche della vita. La maggior parte dei decessi succede relativamente fra i giovani, e la causa deve ricercarsi nell'esaurimento del sistema nervoso. Quando abbiamo spinto a forza i nostri nervi nello stato cronico di un'incessante e dolorosa irritabilità, allora cominciamo «a medicarci». E ricorriamo sempre a casaccio a certi narcotici (io pure mi lasciai tentare dalla morfina e mi ci volle una gran fatica a smettere per quanto il vizio non fosse in me radicato), a certi eccitanti della cui natura poco o nulla sappiamo. Se non ci sembra di soffrire sotto i loro effetti, ne soffrirà la prossima generazione.
—Avete notato—riprese il signor Antonio—il tipo uniforme che vanno prendendo i giovani americani della classe media? Sono per lo più magri, dal collo sottile, dalle mani e dai piedi lunghi…