—Chicago feet!—interruppe Mary ridendo, alludendo all'opinione corrente a New-York che gli americani dai piedi più lunghi siano quelli di Chicago.
—Pare—continuò il signor Antonio—che dalla mescolanza delle razze emigrate nell'America del Nord stia per uscire una razza nuova. È stato notato che dopo la seconda generazione il yankee mostra segni del tipo indiano; più tardi la pelle diventa secca, il colore vermiglio delle guancie sparisce e dà luogo, negli uomini, ad una tinta terrosa, e nelle donne ad una livida pallidezza. La testa diventa più piccola, rotonda e persino acuminata; si osserva un grande sviluppo degli zigomi; le fosse temporali si fanno più profonde, più massiccie le mascelle, e gli occhi giacciono in occhiaie incavate e molto vicine: le ossa lunghe si allungano, specialmente nelle membra superiori…
—Tant'è vero—interruppe nuovamente Mary che in nessun altro paese, —neppure in Inghilterra, che è tutto dire, si fabbricano guanti dalle —dita lunghe come negli Stati Uniti.
—Il clima—seguitò il signor Antonio—deve forse entrare per qualche cosa nella formazione di questo nuovo tipo e nella fretta nervosa degli americani del Nord. Ne possiamo far fede noi europei, che diventiamo qui più attivi e irritabili, che cambiamo professione con tanta facilità e che acquistiamo il mutabile istinto girovago, la febbre degli affari e delle cose nuove. Eppure, a parte il clima, gli alimenti nervosi e la vita che conducono, io sono persuaso che una causa della magrezza dei giovani nord-americani sia il loro genere di alimentazione. Da noi (il signor Antonio era oriundo milanese e conservava il culto del patrio risotto) si fanno dei pasti regolari, abbondanti, si mangiano delle buone minestre fatte col brodo, dei pollastri e della carne, e si beve del buon vino; qui si fanno delle refezioni che sembrano apparecchiate per bambini: fettoline di pane spalmate di burro, piattini dolci, piattini di riso con lo zucchero, piattini di verdura, acqua ghiacciata e the o caffè alla mattina, a mezzogiorno, alla sera e prima di andare a letto. Non hanno di buono che il roast-beef. Se dite ad un popolano di scegliere fra un beefsteak da venticinque soldi e un pezzo di pasticcio dolce da dieci soldi, vi lascerà il beefsteak e si rassegnerà ai fish balls (polpette di pesce) per godersi l'home made pie (pasticcio di mele cotte o d'altre frutta conservate).
—Nella mia qualità di newyorkese—osservò Giorgio—io devo farvi notare che per la razza, non può prendersi come modello la città di New-York, la quale sopporta la maggior parte dei danni e gode la minima parte dei vantaggi dell'emigrazione europea. Gli emigranti che hanno qualche soldo, passano e vanno nell'interno: qui, nel porto, restano i miserabili e i viziosi. Il 25 per cento rimane e il resto procede oltre. New-York è stata giustamente paragonata ad un filtro, attraverso il quale si purifica il fiume dell'emigrazione nel suo corso verso l'ovest.
—Avete mai veduto New-York—mi domandò la signorina Mary—in tutta la sua lunghezza percorrendola coll'elevated railroad dal Battery Park fino ad Harlem? È una gita molto interessante: vi sono da vedere delle cose curiose, ignorate dagli stranieri. La faremo insieme dopodomani, che è domenica?
—Con vivissimo piacere—risposi, desideroso com'ero di studiare la grande città.
* * *
Dopo la China, l'America del Nord è oggi il paese dove si fuma la maggior quantità di oppio. Secondo le statistiche della dogana di San Francisco, dopo il 1879 gli Stati Uniti hanno cominciato ad importare ogni anno dalle 140 alle 150 mila libbre d'oppio preparato, per le quali l'amministrazione delle gabelle incassa da 880 a 900 mila scudi di tassa.
Fino a pochi anni addietro l'oppio si fumava liberamente negli Stati dell'Unione, ma, dopo essersi accorte dei danni che produceva, le autorità fecero chiudere tutte le sale chinesi dove si fumava la droga perniciosa. Tuttavia si continua a fumare egualmente in segreto e il vizio va diffondendosi.