A San Francisco, a New-York e nelle altre principali città della repubblica, malgrado il divieto della polizia, esistono sale clandestine pei fumatori eleganti e luoghi sotterranei per la gente poco denarosa, dove per un dollaro o due nei posti migliori, e per cinquanta soldi nei più bassi, si può abbandonarsi allo snervante letargo.

Il peggio si è che i chinesi si servono spesso dell'oppio per condurre nelle loro spelonche molte ingenue ragazze, le quali finiscono poi col non tornare più ai loro genitori, per darsi completamente alla mala vita.

Un giorno si trovò in Pell Street, a New-York, una cantina dove le fanciulle dai dieci ai venti anni venivano indotte a entrare da qualche donna loro conoscente già corrotta; là, dopo alcune pipe d'oppio, perduta la ragione, le disgraziate si abbandonavano al primo capitato.

Una volta gustato l'oppio, dopo aver superato le prime nausee, le infelici non hanno più la forza di astenersene, e, anche condotte a casa dai loro parenti, fuggono alla prima occasione per procurarsi i piaceri inebbrianti della droga fatale.

Il signor O'Brien, presidente di un Comitato costituitosi per fare la guerra ai ridotti dei fumatori d'oppio, mi raccontava che questi andavano prosperando e crescendo in modo spaventevole. I chinesi, non solo pagavano fitti enormi, ma, per entrare in possesso di un nuovo locale, sborsavano forti indennità agli inquilini, i quali, naturalmente, le accettavano e andavano a stare in un altro quartiere, lasciando così il posto libero ad una nuova sentina di corruzione.

Quando io mi trovavo a New-York non passava quasi settimana senza che i giornali registrassero o la scoperta di un nuovo salon o i casi toccati alla gente annoiata e disutile che si dà all'uso della droga chinese. Eccone qualche saggio.

Una sera un giovane americano entrò in una sala pei fumatori d'oppio in Bowery. Quando si svegliò, s'accorse che durante il sonno gli erano stati rubati i cento dollari che aveva in tasca. Contemporaneamente s'avvide della presenza di una donna che giaceva addormentata sul sofà accanto al suo. Sospettò che essa fosse la ladra e la denunziò alla polizia. Ma la donna, che era una pallida giovanetta, ammise di essere un'arrabbiata fumatrice d'oppio, respingendo però l'accusa di furto. E siccome i denari rubati non si trovarono nelle sue tasche, si dovette rilasciarla libera.

Una notte, il capitano di polizia Petty essendosi assicurato che, all'ultimo piano della casa N. 8 Pell Street, un certo Ah Foo, chinese, teneva un ridotto pei fumatori d'oppio, vi entrò con alcuni agenti e fece arrestare quanti vi si trovavano, cioè il padrone, la moglie e quindici fumatori.

Di questi ultimi, tre erano donne di malaffare, sei uomini chinesi e sei bianchi, fra cui un attore del teatro di Union Square. Quasi tutti gli arrestati avevano indosso una piccola bottiglia d'oppio; uno teneva un limone la cui scorza era bucata in vari punti per saturarlo d'oppio. Sul tappeto giacevano molte pipe e una provvista di oppio da fumare, che il capitano raccolse e portò seco come corpi di reato.

Un'altra notte il dottor Cowles notificava alla polizia che in un vasto fabbricato, al N. 98 Mott Street, vi erano due appartamenti che servivano da ridotti pei fumatori d'oppio. Erano tenuti da chinesi, rimanevano chiusi tutto il giorno e si aprivano alle sette di sera. Nelle ore tarde vi entravano donne giovani, signorilmente vestite, e molti chinesi. La cosa continuava già da parecchi mesi.