Due o tremila anni fa fra l'Asia e l'America esistevano forse altre terre, altre isole, che facilitavano le comunicazioni e che successivi sconvolgimenti e terremoti sommersero poi nelle profondità dell'Oceano.
IX.
Una lezione di miss Mary.
Una mattina d'estate la signorina Mary e una sua compagna di collegio mi pregarono di accompagnarle a pescare nel Sound.
Con un canestro di provvigioni salimmo alle sette in una barchetta e costeggiando Glen Island prendemmo il largo finchè si giunse presso alcune roccie frequentate, secondo l'amica di Mary, da molto pesce. E, calata l'àncora, gettammo gli ami.
La marina era tranquilla e liscia; man mano che saliva, il sole avvolgeva l'isola di Manhattan di raggi infuocati, ma sull'acqua non faceva molto caldo, e poi avevamo il capo riparato da cappelloni di paglia che parevano ombrelli.
Si cominciò a pescare pazientemente, da principio con infelici risultati: solo dopo due buone ore, quando cambiammo posizione e ci recammo in vista d'una isoletta disabitata, alcune sfoglie, parecchi black-fish e mezza dozzina di grosse anguille si lasciarono prendere con grande gioia delle mie compagne.
Verso le undici approdammo nell'isoletta più vicina, una bella isoletta dalla spiaggia dirupata e pittoresca, piena d'alberi, di cespugli e di ombre. Ormeggiato il battello, scaricammo le provvigioni, sedemmo sotto un albero e mangiammo con grande appetito.
Davanti a noi, in lontananza, aveva luogo una corsa di yachts, e presso gli stessi scogli dove noi avevamo pescato si ancoravano due altre barchette piene di pescatori e di pescatrici.
Alleggerito il canestro decidemmo di aspettare all'ombra che calasse la marea per tornare a New-York.