—Per impedire che vi addormentiate come Gesù in barca—disse Mary—io e la mia amica abbiamo portato con noi il compito che il nostro professore di francese del Normal College, ci ha dato. E un articolo d'una rivista nella quale il signor Jacolliot, vecchio magistrato francese che ha compiuto testè un viaggio negli Stati Uniti, riferisce il racconto fattogli da un suo compatriota stabilitosi da molti anni in un comune della California: un racconto da cui avrete qualche cosa da imparare anche voi che trovate tante cose da criticare negli Stati Uniti. State, dunque, attento e spiegateci le parole che non comprendiamo. È il vecchio stabilito a Meffilld, nella California, che racconta la propria vita al signor Jacolliot.
E cominciò con la sua bella voce così:
«Io sono nato a Condrieux, piccolo villaggio sulle rive del Rodano, rinomato nelle provincie vicine per il suo delizioso vino bianco e per i suoi formaggi. I miei genitori erano poveri contadini che guadagnavano con fatica da venticinque a trenta soldi al giorno zappando, falciando il grano e il fieno o vendemmiando, secondo la stagione. Appena io fui in grado di camminare, li seguii nei loro giri attraverso il distretto, lavorando un giorno qui, un giorno là, e passando la notte nei fienili.
«Nè mio padre, nè mia madre sapevano leggere: essi non si curavano di mandarmi alla scuola, essendo su tale questione del parere del curato, il quale diceva che l'abbecedario non serviva a nulla per lavorare la terra.
«Nel 1848 io aveva diciott'anni. Sentii dire dovunque che la repubblica era la caduta del dispotismo e l'emancipazione dei proletari; vidi che tutti si armavano e facevano le manovre sulle piazze, e io m'intruppai cogli altri senza capir nulla, senza rendermi conto di ciò che succedeva.
«Un giorno si grida nel villaggio che i tiranni tornavano, che a Parigi si battevano, che bisognava prendere il fucile. Io non sapeva che cosa fossero quei tiranni di cui si parlava tanto; la sola idea che me ne facevo è che fossero degli individui i quali non volevano lasciarci lavorare tranquilli. Seguii la folla, si bevette molto, poi, non so come la faccenda accadesse, ma all'improvviso la casa del sindaco e quella del curato si trovarono in fuoco.
«I gendarmi di Vienne accorsero a prestare man forte a quelli di Condrieux, e alla sera una trentina di contadini, fra cui io e mio padre, furono incatenati e diretti verso le carceri di Lione.
«Io capivo meno che mai: ci eravamo sollevati per combattere i tiranni, e invece di applaudirci, come s'era fatto tre anni prima, ci privavano della nostra libertà. Era il 3 dicembre 1851.
«Fui messo in cella, separato dai miei compagni. Appena mi trovai solo pensai alla mia povera vecchia madre che rimaneva senza alcuna risorsa, e piansi; per la prima volta deplorai di non saper scrivere.
«Fummo tradotti davanti alla Corte d'Assise. Un uomo tutto vestito di nero e in modo così buffo che ne avrei riso in altra occasione, gridò e gesticolò durante una giornata intiera, chiamando Dio in testimonio, parlando del salvatore della Francia, pregando i giurati di purgare la società.