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Una mostra più interessante era quella del giornalismo. Alcuni dei principali giornali degli Stati Uniti avevano fatto l'esposizione dello sviluppo raggiunto in pochi anni dal loro formato e dalla loro diffusione.
Il New-York Herald aveva mandato il suo primo numero, un foglietto magro magro, scritto da Bennett padre in una soffitta di Ann Street, e l'ultimo numero della domenica, di sette grandi fogli, la maggior parte dei quali pieni d'annunzi, stampato da sette macchine doppie, che non solo stampano ma tagliano e piegano 2333 copie al minuto, senza arrivare quasi in tempo per soddisfare a tutti gli ordini dei committenti.
Quel numero, eguale del resto ai fascicoli domenicali di vari grandi giornali americani, si componeva di centosettantotto colonne, per la cui composizione erano occorse più di duemila libbre di caratteri e per la cui stereotipia s'erano fuse dieci tonnellate di metallo.
Alla prosperità della stampa nord-americana tre cose hanno principalmente contribuito: la libertà completa, il fatto che in nessun altro paese del mondo si legge come negli Stati Uniti, e il grande uso che si fa della réclame.
Dall'Atlantico al Pacifico non si è mai saputo che cosa siano nè gerenti responsabili, nè la censura preventiva, nè l'obbligo di presentare la prima copia al procuratore del re o della repubblica. I reati che si possono commettere col mezzo della stampa sono preveduti e puniti dal codice senza bisogno di leggi speciali.
E bisogna confessare che gli Stati Uniti dimostrano come nessun inconveniente possa venire dalla completa libertà di stampa. I giornali libelli non attecchiscono là, perchè se i libellisti fanno nomi e specificano fatti, vi sono i tribunali che li fanno smettere, e se calunniano con vaghe allusioni non compromettenti, i loro fogli non vengono letti e cadono ben presto sotto il peso del pubblico disprezzo.
Rimane la questione politica, l'offesa al capo dello Stato, alle istituzioni e via dicendo. Ebbene, o il giornalista calunnia, e allora, come per i privati, c'è il giudice; o dice la verità, e in questo caso ha il diritto di stamparla. Un esempio fra mille che si potrebbero citare. Quando risultò che il presidente Hayes era riuscito eletto per frode in luogo di Tilden, il Sun di New-York un bel giorno stampò un gran ritratto del presidente, sulla cui fronte era incisa a grossi caratteri la parola Fraud: l'immagine di Hayes, con la taccia di ladro scolpita in fronte, circolò così a migliaia di copie in tutti gli Stati Uniti. Se l'Hayes non era realmente un imbroglione, avrebbe permesso lo scandalo? No, certo; ma si sapeva colpevole degli intrighi addebitatigli e dovette tacere, sicuro che, citato in tribunale, il Sun gli avrebbe provato con le cifre di avere stampata la sacrosanta verità.
La stampa, dicono gli americani, non è altro che la pubblica manifestazione delle opinioni. Se le opinioni sono libere, se in un paese retto da una data forma di governo si è padroni di patteggiare per un'altra, perchè non si deve essere liberi di stampare ciò che si pensa, ciò che si dice tutti i giorni conversando in pubblico?
Non è per la morale, aggiungono, o per proteggere l'onore delle persone che in Europa s'inceppa la libertà della stampa; è perchè si teme la propaganda di quelle idee coll'avanzarsi delle quali certi governi devono inevitabilmente cadere. Libero intieramente non è quel paese dove gli onesti cittadini d'ogni partito non possono liberamente manifestare i loro pensieri su qualsiasi argomento e su quello politico in ispecie.