La grande diffusione e i guadagni che in ragione di essa procura la pubblicità, permettono ai giornali americani di eccitare, pagando bene, le attitudini di una quantità di bravi reporters, ognuno dei quali ha una specialità—sport, hig-life, descrizioni di feste pubbliche, descrizioni di delitti e inchieste sui medesimi, descrizioni degli incendi, resoconti di meetings, di processi, di sedute del Consiglio comunale, della legislatura dello Stato o del Congresso di Washington, teatri, bassifondi, curiosità d'ogni genere—e tutte queste qualità di reportage formano poi una delle specialità della stampa americana.

Il vero reporter, quello che ha intelligenza, vocazione e passione per il suo mestiere, sta sempre all'erta, come una sentinella, come un agente di polizia o un pompiere, in attesa di una parola, di un'informazione, di un dispaccio o di un avvertimento telefonico che gli segnalino il fatto del giorno riguardante il servizio a cui è addetto. Ricevuta la prima notizia, egli entra in un periodo febbrile di attività. Dimenticando fame, sonno e qualunque altra cosa, corre col mezzo più rapido sul luogo dove è successo il dramma, il furto, l'incendio, lo scontro ferroviario, la collisione nella baia, l'avvenimento qualunque esso sia; si scolpisce in mente la scena con la precisione di una macchina fotografica; interroga i superstiti, i testimoni, i feriti, gli agenti della forza pubblica, e con un pezzetto di lapis, con pochi segni quasi stenografici, nota ogni cosa, raccogliendo i particolari più minuti, frettoloso e diligente nello stesso tempo, in preda sempre a uno strano orgasmo, smanioso di arrivare il primo e di avere la maggior copia di informazioni, e conservando contemporaneamente una flemma, un sangue freddo che gli permettono di non dimenticare la più piccola circostanza.

In quel momento il buon reporter è come la personificazione della curiosità pubblica; egli sente istintivamente la sua importanza di rappresentante di un giornale, il quale ha migliaia di lettori avidi di essere ben informati, e reputa come un diritto la facoltà di entrare dappertutto, di interrogare, di investigare, come se fosse un detective o un giudice istruttore.

È in tale periodo che il reporter non conosce ostacoli e che, per saper tutto nel più breve tempo possibile, diventa astuto, audace, indiscreto e magari anche arrogante. Non è più lui che agisce, lui, che magari nella vita privata è un tranquillo e indifferente giovanotto: egli corre e lavora mosso, come per una misteriosa suggestione, dalle esigenze della stampa moderna, da quella forza che è il giornale diffuso. La sua personalità sparisce completamente: dimentica la salute e la famiglia e affronta qualsiasi pericolo colla massima indifferenza. In una guerra, marcia coll'avanguardia, sotto le prime palle, per descrivere le prime scaramuccie; nelle epidemie va a visitare i malati nei centri più infetti; negli incendi si spinge coi pompieri nei punti più minacciati da scoppi o da crolli di mura; nelle pubbliche dimostrazioni deve essere alla testa, fra gli spintoni e magari le schioppettate; nei tempi ordinari bazzica ogni giorno negli ospedali, nelle sale anatomiche, nelle camere mortuarie, nelle prigioni e nei luoghi meno puliti, nello stesso modo con cui va ad assistere a un processo celebre o ad una festa di lusso.

Vi sono dei reporters specialisti per inchieste segrete, per investigazioni su misteri che la stessa polizia non è stata capace di scoprire, pronti a tutto per ottenere lo scopo.

Un giorno si sparse a New-York la voce che gli alienati rinchiusi in un manicomio municipale erano vittime di sevizie e di violenze da parte dei medici e degli inservienti. I giornali ardevano dal desiderio di pubblicare informazioni esatte in proposito; ma come ottenerle? Il personale sanitario e di servizio si guardava naturalmente dal dire la verità e alla testimonianza di qualche pazzo guarito non si poteva attribuire molta fede.

Il city editor (cronista) del New-York Herald convocò la squadra dei suoi reporters e disse che bisognava ad ogni costo penetrare nel manicomio e sorprenderne i misteri. I bravi giovani, che già avevano fatto e girato molto invano, si torturavano il cervello, quando uno di essi si avanzò calmo e sereno e annunziò d'aver trovato il modo di saper esattamente quanto avveniva fra le mura del manicomio in questione.

—Come? In che maniera?—gli si domandò.

—Ecco:—egli rispose tranquillamente—io fingerò d'essere diventato pazzo, mi farò rinchiudere là dentro cogli alienati; appena avrò visto e notato tutto, guarirò; e il pubblico sarà informato d'ogni cosa. Silenzio e prudenza!

E, salutati i colleghi, corse a casa e si chiuse a chiave nella sua stanza.