—Precisamente il contrario di quello che succede qui, dove l'eletto non è che il portavoce dell'elettore e non può agire che nel senso del suo mandato. Il membro del Congresso non deve far altro, nei suoi discorsi e nei suoi voti, che difendere i principi dell'assemblea di elettori che lo ha nominato.
—E colui che qualche volta tentennasse?
—Sarebbe additato come un traditore e disprezzato anche dal partito avverso a cui avrebbe portato il suo aiuto. Tempo fa un certo Haigh, rappresentante della California, avendo, in una questione di principio, votato contro l'opinione democratica che era quella dei suoi elettori, fu, uscendo dalla seduta, ucciso in un duello al revolver, sulla scalinata del palazzo legislativo, dal giudice Field, che rappresentava esso pure la California. E ciò accadde fra gli applausi dei rappresentanti dei due partiti, unanimi nell'odiare tutto ciò che è viltà e capitolazione della coscienza politica.
—Il sistema di punizione è molto radicale!
—Noi pensiamo—diceva il sindaco di Meffilld—che la maniera con cui il nostro rappresentante eseguirà il suo mandato, sarà subordinata al suo grado d'intelligenza, alla sua abilità, alla sua capacità; non possiamo su tutte le questioni tracciargli la linea di condotta: ma c'è un punto sul quale siamo in diritto di pretendere che non transiga sotto pena di non rappresentarci più; egli deve restare fedele al partito dei suoi elettori. Che se nel corso della legislatura le sue opinioni cambiassero su qualche punto importante, egli dovrebbe dimettersi, poichè non fu inviato al Congresso per fare la sua educazione politica o per eseguire delle variazioni di coscienza, ma bensì per rappresentare un dato numero di concittadini dei quali ha accettato il programma.
—Giustissimo.
—Voi vedete—seguita a dire il buon sindaco—che da una macchina incosciente per votare, all'onesto uomo il quale resta fedele al programma politico che ha giurato ai suoi elettori di difendere, c'è una bella differenza. Invece di accettare un candidato che domanda la deputazione, respingetelo, concludeva, per questo solo che egli si presenta da sè (non può essere che un ambizioso volgare); scegliete voi stessi il vostro rappresentante fra i galantuomini che avranno accettato il vostro programma, e allora non esporrete più il vostro paese a cadere sotto il giogo demoralizzatore di un parlamento il quale non tiene conto alcuno della volontà nazionale e di cui tre quarti dei membri hanno la pretesa di non rappresentare che «la propria coscienza.»
Dopo una breve pausa, la mia studiosa amica continuò:
—Negli Stati Uniti abbiamo poi l'istruzione veramente estesa a tutti, ricchi e poveri, in un modo più pratico che non si faccia in Europa, senza greco e senza latino. Noi non ammettiamo che, vivendo in società, un padre possa fare di suo figlio un essere nocivo o inutile coll'ignoranza. A questo proposito il vecchio di Meffilld diceva a Jacolliot: «Fate dell'ordine con molta libertà ed una istruzione solida ed eguale per tutti. Invece di concentrare la vita pubblica in poche città che custodite con molti soldati, date a tutti i comuni la loro completa autonomia amministrativa, non occupatevi dei loro affari come non vi occupate di quelli di un privato, e vedrete che finiranno le rivoluzioni. Ma sopratutto non separate la libertà dall'istruzione: l'una non può esistere senza l'altra. La scuola deve essere lo stabilimento più importante del comune: fate passare il vostro suffragio universale dalla scuola ed esso si dirigerà da sè.» Ecco tutta la scienza sociale…
—Non dico di no, ma…