Sua Altezza Guglielmo, che non aveva, a quello che pareva, i mezzi di alimentare Van Baerle all’Aya lo recluse in prigione a vita nella fortezza di Loevestein ben presso a Dordrecht, ma ahimè! ben troppo lontano; benchè Loevestein, dicono ì geografi, sia situato alla punta dell’isola, la quale in faccia a Gorcum formano il Wahal e la Mosa.
Van Baerle sapeva molto ben la storia del suo paese per non ignorare che il celebre Grozio era stato recluso in quel castello dopo la morte di Barneveldt, e che li Stati nella loro generosità verso il celebre pubblicista, giureconsulto, istorico, poeta, teologo, aveangli accordato la somma di ventiquattro soldi di Olanda al giorno pel suo mantenimento.
— Io che sono ben lontano da valere quanto Grozio, diceva a se stesso Van Baerle, mi si daranno dodici soldi al più, e vivrò malamente, ma pure vivrò.
Poi a un tratto colpito da una ricordanza terribile:
— Ah! sclamò Cornelio, quel paese è umido e nebbioso! quel terreno è cattivo pe’ tulipani! E di più Rosa non sarà a Loevestein, mormorò lasciandosi cadere sul petto la testa, che poco era mancato che non gli cadesse più basso.
XIII Ciò che in quel tempo passava nell’animo di uno spettatore.
Mentrechè Cornelio così divagava col pensiero, una carrozza erasi avvicinata al palco. L’era pel prigioniero, e vi si invitò a montare. Obbedì.
Il suo ultimo sguardo fu pel Buitenhof; sperava vedere alla finestra la faccia consolatrice di Rosa, ma la carrozza era attaccata a buoni cavalli, che trasportarono ben presto Van Baerle dal seno delle acclamazioni, che vociferava quella moltitudine in onore del magnanimissimo Statolder con una certa mescolanza di invettive diretta ai de Witt e al loro figlioccio salvata dalla morte.
E li spettatori perciò pensavano:
— È stata una gran bella cosa la nostra furia di giustiziare quel gran scellerato di Giovanni e quella buona lana di Cornelio, senza che la clemenza di Sua Altezza ce li avrebbe liberati come ha liberato costui!